Archivia per Febbraio, 2017

Medicina Quantistica – Andrea Gadducci

di Andrea Gadducci

Presentazione di Mario Krejis

Con piacere presento ai lettori di Ermetismo un interessante articolo di Andrea Gadducci sulla Medicina Quantistica, che credo sarà utile a chi voglia comprendere i principi basilari della Nuova Fisica, con particolare riguardo alle sue applicazioni in campo medico.
Il mio non è un interesse solo professionale. Le teorie della Fisica Quantistica hanno rivoluzionato il mondo dell’Esoterismo, offrendo una spiegazione scientifica (e in parte sperimentale) di molte antiche conoscenze, che fino a qualche tempo fa erano relegate negli archivi della superstizione o della magia.

La telepatia, la divinazione, la rabdomanzia, il magnetismo, la pranoterapia, i Chakra, il Reiki e tutti i miracoli dei guaritori spirituali e dei santi hanno in parte trovato conferma negli assunti delle teorie quantistiche, confermate in laboratorio da fisici, medici e ricercatori di frontiera.
In particolare la Medicina Olistica, che considera l’essere umano in una visione unitaria di mente anima e corpo, ha tratto vantaggio dalle nuove conoscenze attraverso l’elaborazione di protocolli curativi basati sull’uso di frequenze, risonanze e terapie elettro-magnetiche, informatizzate ciberneticamente e personalizzate per ogni singolo paziente.

La Naturopatia, l’Agopuntura, l’Omeopatia, la Medicina Tradizionale Cinese, l’Ayurveda, l’Yoga, la Nuova Medicina Germanica, la Chiropratica e molte altre discipline, che costituiscono il Corpus della Medicina Alternativa o Complementare, sono state interpretate alla luce delle moderne teorie della Fisica Quantistica; come pure la cosiddetta Medicina Psicosomatica, la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e l’Epigenetica.
Naturalmente, come accade nelle rivoluzioni culturali, vi sono state esagerazioni e interpretazioni interessate. Alcuni intraprendenti esperti di coaching, osteopati fisioterapisti e medici, esponenti di rilievo della cultura New Age, hanno cavalcato l’onda del filone quantico per creare nuovi metodi di realizzazione personale mirati al conseguimento del potere e della felicità.

Rhonda Byrne col suo “The Secret”, Eric Pearl con le sue promettenti tecniche di Reconnection, Vianna Stibal con il Theta Healing, Richard Bartlett con il Quantum Energetics, Frank Kinslow con l’Eufeeling, Vladimir Zeland con il Transurfing, Alexander Loyd con i Codici di Guarigione: sono solo alcuni tra i tanti personaggi, intraprendenti e a volte bizzarri, che hanno conquistato la notorietà promettendo il successo e la salute a chiunque adotti il loro sistema di pratiche.

Sui risultati di tali tecniche vi sarebbe da argomentare. Se fosse così facile trasformare la sfortuna e l’insoddisfazione in potere e in saggezza, il nostro sarebbe un mondo migliore e non ci sarebbe più bisogno dell’Ermetismo o di qualunque altra strada di evoluzione spirituale.
Anche alcuni italiani hanno sposato lo stesso atteggiamento mentale, applicando la loro inventiva, tutta levantina, alla Fisica Quantistica e superando (in furbizia) molte ingenue concezioni dei loro colleghi d’oltreoceano. Sono nate così l’Alchimia Quantica, il Tantrismo Quantico, il Sesso Quantico, ecc. Non ci meravigliamo, sono le degenerazioni del sistema. In fondo tutto il mondo è paese.

A parte ciò, la conoscenza dei principi fondamentali della Fisica Quantistica è consigliabile anche a chi, come noi, si occupa di scienze dell’anima. Non è semplice aprirsi al nuovo. Si può credere nei miracoli o nella forza del pensiero ma poi, il più delle volte, si preferisce continuare la propria vita come se nulla fosse, senza modificare i propri parametri di giudizio e le proprie abitudini.
Molti cultori di Ermetismo affermano a parole di credere nei principi ermetici, ma all’atto pratico sposano la mentalità comune, il solito tranquillizzante materialismo infarcito di buon senso e di razionalità.
Sussiste spesso nell’iniziato una dicotomia tra il suo mondo ideale e la realtà. Egli vive sospeso tra questi due mondi (senza farsene troppi problemi), non sapendo così di rinunciare a vivere più integralmente la propria esperienza spirituale.

La Fisica Quantistica sfida l’ermetista alla ricerca e all’approfondimento. Essa è il modo intelligente di uscire da idee pedissequamente accettate, per iniziare una nuova e più fruttuosa analisi delle proprie convinzioni alla luce di ciò che di vero e di concreto offre la moderna ricerca scientifica.
La Medicina, in particolare, è un campo ideale di sperimentazione delle teorie quantistiche e, per noi ermetisti, può rappresentare l’anello mancante tra scienza moderna e Alchimia Spirituale. Molte pratiche terapeutiche dell’Ermetismo trovano spiegazione nella teoria dei quanti, come si avrà occasione di costatare leggendo gli altri articoli contenuti nella rivista.

Tuttavia, come si è detto, non è facile penetrare in questo mondo. Serve un vero e proprio salto culturale, un cambio di mentalità. Posso affermarlo con cognizione di causa, avendo io stesso approfondito con impegno i temi della Medicina Quantistica, con l’intento di verificarli personalmente interpretandoli alla luce delle conoscenze ermetiche.
Non ho certo mia intenzione fondare una scuola di Ermetismo Quantico. M’interessa invece rendere più efficace l’opera di svecchiamento del linguaggio ermetico, di cui mi occupo da parecchio tempo.

Andrea Gadducci è un brillante ingegnere elettronico e un manager di successo. Ligure di nascita, romano d’adozione, qualche anno fa ha fondato una promettente azienda di strumentazioni elettromedicali, che intelligentemente ha intitolato Tecnologie per la Vita (BIOT). Fin qui nulla di straordinario.
Ciò che rende particolare Andrea Gadducci, dal nostro punto di vista, è la sua sincera passione per la Fisica Quantistica e il suo interesse per le implicazioni spirituali di questa scienza. Qualche anno fa, per risonanza spirituale, egli fece un incontro importante che avrebbe dato un ulteriore impulso ai suoi studi e alla sua ricerca personale. Conobbe un fisico e inventore tedesco di nome Kiran Schmidt, un gigante biondo dall’espressione gioviale, simile più a un vichingo che allo stereotipo dello scienziato. Sicuramente un uomo dotato di genialità e grande intelligenza.

Kiran Schmidt è l’inventore di una complessa e raffinata apparecchiatura medica, basata sui principi della Fisica Quantistica, che è utilizzata con successo in soggetti con malattie fisiche e mentali. La particolarità dell’apparecchio consiste nella sua capacità di scandagliare il Campo Informazionale del paziente, analizzando gli aspetti della psiche che sono all’origine di catene causali che portano a squilibri emozionali e fisici. L’approccio di Kiran alla salute umana è quindi prettamente olistico. Una stessa informazione, definibile come uno schema energetico, agisce su tutti i livelli della manifestazione, potendo determinare i suoi effetti su qualunque piano (mentale, emozionale e fisico). Pertanto il Campo Informazionale (o Morfogenetico) può essere considerato una mappa olografica particolarmente complessa, contenente gli schemi esperienziali e personalizzati di ciascun essere vivente.

Nella ricerca di possibili fattori di patologia, le migliaia di risonanze contenute nel software (affermazioni, terapie naturali, agopuntura, omeopatia, emozioni, ecc.), convertite numericamente da un algoritmo complesso, sono correlate radionicamente al soggetto. Il grado di similitudine (cioè di risonanza) è quindi espresso in valori percentuali, che esprimono la probabilità che una data risonanza (o gruppo di risonanze) sia sincronica con l’aspetto informazionale che nel paziente è deteriorato o mancante.
Con un po’ di esperienza, e soprattutto con l’intuizione, è possibile scoprire le analogie statisticamente più rilevanti e farsi un’idea abbastanza precisa della vera natura del problema medico. Individuato lo schema informazionale, collegato con la malattia, il passo successivo consiste nel trasmettere al paziente le informazioni mancanti, basandosi sul concetto (applicato in Omeopatia) che qualunque principio in grado di provocare una malattia, se opportunamente somministrato (cioè in dosi omeopatiche), ha il potere di guarire.

Per l’approccio informazionale non è necessaria la presenza dell’ammalato. Infatti, poiché nella dimensione informativa non esiste nè Spazio nè Tempo, si può eseguire la diagnosi informazionale anche a distanza. Stabilito il contatto empatico, attraverso un testimone (in genere una fotografia), la trasmissione avviene senza bisogno di contatto fisico. Analogamente le informazioni sono trasferite al paziente radionicamente oppure sono convertite in frequenze, trasmesse a loro volta tramite l’elettricità o il magnetismo.

Non aggiungo altro. Il Campo Morfogenetico può essere considerato la radice del Destino, riassumendo l’aspetto informazionale dell’iter reincarnativo. Dal punto di vista iniziatico, il Campo Morfogenetico è assimilabile all’anima o piuttosto – per usare la terminologia ermetica – al Corpo Mercuriale (Mentale). Esso da un lato si continua con l’Intelligenza Superiore, cioè con la dimensione dello Spirito (Corpo Solare); dall’altro si estende verso il Corpo Lunare (o Fluidico), ossia nel campo prettamente energetico ed emozionale (Sistema Neurovegetativo), fino a coinvolgere la fisicità (corpo materiale).

Le leggi che governano il mondo del pensiero sono diverse da quelle che regolano la realtà fisica. In particolare:

Legge di Analogia: una qualunque informazione influenza contemporaneamente tutti i Piani della realtà (mentale, emozionale e fisica).
Legge di Corrispondenza: è basata sul principio olografico, secondo il quale l’essere umano (Microcosmo) contiene la rappresentazione informazionale di tutto l’Universo (Macrocosmo).
Legge di Risonanza: l’uomo è cosciente solo di ciò con cui entra in risonanza. Pertanto le coincidenze sono l’espressione fenomenica del rapporto analogico che si stabilisce tra i vari piani del Campo Informazionale.

Ho voluto descrivere brevemente l’apparecchio di Kiran, perchè rappresenta un’applicazione pratica e accessibile dei principi della Fisica Quantistica. Per noi è la prova della verità di molte conoscenze antiche, di cui fino a poco tempo fa non si aveva nessuna conferma.
Alla luce di quanto esposto, possiamo definire il significato di alcuni termini propri del linguaggio ermetico:

1) La Teleurgia: è la terapia psichica a distanza, resa possibile dal carattere non localistico dello spazio informativo.
2) La Psicurgia: è la possibilità di intervenire in senso terapeutico attraverso l’Informazione, cioè manipolando il Campo Morfogenetico del paziente e integrandolo con le informazioni di cui è deficitario.
3) I Geni Terapeutici: sono estroflessioni della volontà dell’iniziato, che funge da veicolo d’informazioni correttive. I Geni si trovano al di fuori della dimensione temporale e sono ubiquitari, nel senso che agiscono nella dimensione mentale, emozionale e fisica. Le cosiddette “Cifre di chiamata” sarebbero altresì delle rappresentazioni ideografiche (frattali) di circuiti informativi, relativi alla finalità terapeutica di ogni Entità.
4) I talismani con incise la cifra del Genio curativo e le generalità del paziente, che gli iniziati di alcune Fratellanze Ermetiche portano indosso per scopi curativi, sono sistemi inconsci di polarizzazione della volontà del terapeuta, che li alimenta col proprio magnetismo corporeo (veicolo d’intenzionalità).

Si potrebbero trovare molte altre corrispondenze tra l’antica Scienza di Ermete e la moderna Fisica Quantistica, cercando ovviamente di restare con i piedi sulla terra e di non fare troppi voli pindarici. Credo che ogni Ermetista debba conoscere tali aspetti e, se possibile, diventare egli stesso uno sperimentatore. La comprensione dei problemi migliora la capacità operativa. Pertanto tutti trarranno vantaggio da un’espansione quantica della loro consapevolezza.
In fondo è il fine che mi propongo: trasformare l’Ermetismo in un’esperienza più credibile, a disposizione di ogni persona sana e intelligente. Così – mi auguro – la modernità si trasformerà in Medicina Aurea.

 

Medicina Quantistica

di Andrea Gadducci

Con il termine “Medicina Quantistica” indichiamo un nuovo tipo di medicina vista con l’ottica della fisica quantistica, che come molti sanno è quella parte della fisica che indaga la realtà nel campo dell’infinitamente piccolo.

L’essere umano è costituito di materia ed energia, indissolubilmente legate fra loro e trasformabili una nell’altra. Inoltre l’energia è anche vibrazione e quindi frequenza, pertanto un corpo materiale non solo possiede energia, ma può anche emettere o assorbire frequenza. Ogni cellula del nostro organismo, tramite il suo DNA che funziona come un trasmettitore–ricevitore, emette e può ricevere segnali frequenziali e tutte le cellule dell’organismo sono in continua e istantanea comunicazione fra di loro e si scambiano messaggi elettromagnetici con precisi effetti biologici.

Tutto questo costituisce un sistema di autoregolazione continua, i cui dati viaggiano in continuazione tra le cellule per mantenere un equilibrio dinamico che si adatta alle modificazioni interne ed esterne e rappresenta equilibrio e salute.

Quando insorge un disturbo nella rete elettromagnetica di controllo e quindi nel sistema di autoregolazione, può insorgere una patologia. La Medicina Quantistica studia l’aspetto energetico-elettromagnetico della fisiologia e interviene su questo piano.

Un aspetto importante dal punto di vista psicologico è il fatto che emozioni come rabbia, gioia, ansia etc. hanno effetti sul nostro corpo, di conseguenza modificano le frequenze che il corpo emette. Tutto ciò può essere rilevato, di conseguenza, tramite il livello frequenziale, si possono indagare anche le emozioni. È importante notare come a livello frequenziale non si faccia distinzione tra fegato, rabbia, il sistema immunitario, o un singolo batterio, l’ansia etc. poiché sono tutte frequenze vibratorie e si distinguono tra loro “solo” per la particolare frequenza, come si può vedere dai campi di applicazione.

Meccanica e Fisica Quantistica

Fu Max Planck, agli inizi del Novecento, a introdurre per primo il concetto del “quanto” come la particella elementare costituente elettricità e materia. Questa intuizione, che si concretizzò nel dualismo onda-corpuscolo della materia, portò al fallimento delle teorie classiche e fu terreno fertile per numerosi studiosi come J. C. Maxwell, W. Heisemberg, A. Einstein, Popp, Frohlch, P. Nogier, i quali affiancarono alla Fisica studi paralleli di Chimica, Medicina, Biologia ed arrivarono a dimostrare come l’uomo e l’universo siano un tutt’uno, interconnessi da una matrice primordiale che permette all’uno di influenzare l’altro e viceversa.

Albert Einstein non avrebbe mai potuto realmente accettare la teoria quantistica come una scienza finita, perché la meccanica quantistica poteva in generale solo dare le probabilità di come singole particelle si sarebbero comportate, e non calcolare certezze assolute. Da qui, l’origine della famosa obiezione di Einstein “Dio non gioca a dadi con l’universo”. Il famoso scienziato ha sempre sperato che, alla fine, qualcuno sarebbe stato in grado di trovare tutti i parametri e i principi che avrebbero permesso alla fisica di calcolare tutto con la precisione desiderata, ma ciò non avvenne.

La teoria quantistica è stata chiamata prima meccanica quantistica, perché si supponeva che ci doveva essere una qualche legge meccanica coinvolta nel movimento delle particelle atomiche e dei quanti di energia simile a quella che descrive la meccanica dei corpi macroscopici, come i pianeti. Tuttavia, si è constatato che particelle strettamente legate si comportano come onde, e che ognuna influenza le altre come se fossero un unico essere. In un senso più ampio, la teoria quantistica è quindi la scienza dei sistemi complessi, e lo strumento principale della meccanica quantistica è la statistica. La teoria quantistica ha quindi una portata molto più ampia del mondo microscopico, e può essere applicata a sistemi in generale dove molte singole parti lavorano insieme e si influenzano a vicenda. Un esempio lampante di sistemi del genere è quello rappresentato dagli esseri viventi, poiché ognuno è una rete molto complessa di cellule, organi e sistemi che interagiscono continuamente. Pertanto, la scienza quantistica offre gli strumenti adeguati per lo studio di tutti gli aspetti del comportamento del genere umano, così come le interazioni tra parti del corpo, mente ed emozioni come un’unica rete interconnessa. La medicina quantica, dunque, è una medicina che vede la vita, la salute e la malattia come fenomeno di rete, utilizzando la statistica come strumento analitico.

La scienza quantistica non è, come credeva Einstein, una scienza incompleta, ma una scienza molto avanzata perché ammette che nei sistemi complessi la scienza possa dare solo probabilità in merito al comportamento dei singoli componenti. Le tecniche che le compagnie di assicurazione usano per calcolare la probabilità di malattie, incidenti o catastrofi naturali sono molto vicine a quelle della teoria quantistica, perché entrambe lavorano con sistemi di rete complessi. Guardando a un livello più profondo di Einstein, è in realtà molto rassicurante che nella teoria quantistica non ci sia modo di dare numeri assoluti e date per tutto ciò che accadrà ad un dato individuo, poiché questo potrebbe escludere qualsiasi libero arbitrio. Inoltre, creerebbe un paradosso insormontabile immaginare che noi vogliamo vivere in piena libertà in un mondo che è completamente imprevedibile, quando ogni nostro atomo e ogni nostra cellula è costituita dal materiale di quello stesso mondo.

In sintesi, la medicina quantica realizza la connessione di tutto, e quindi dispositivi e metodi che pretendono di applicare i principi quantistici devono prima di tutto essere loro stessi collegati con quello che pretendono di trattare. Una connessione reale però è sempre un processo a due vie, che significa che il processo di trattamento è un qualcosa che va adattato in base ai segnali ricevuti indietro dal destinatario.

Materia, Energia, Informazione, Coscienza – il modello C.I.E.M.

La conoscenza e la consapevolezza di tutte quelle leggi fisiche a cui la materia biologica risponde sono da considerarsi fondamentali per tutti i professionisti della salute e del benessere.

Einstein ci insegna come tutto ciò che è Materia, in realtà è anche Energia, entrambi correlati dall’equazione E=mc2; anche Energia ed Informazione sono legate tra loro secondo una relazione di dipendenza in cui rientra anche la costante di Planck

h, cioè I=f (E, h).

Informazione, Energia e Materia sono quindi tutte collegate a cascata, la materia non esiste senza energia, che a sua volta non ha forma senza informazione. In altre parole, la nostra mente produce informazioni che poi vengono messe in moto dall’energia per governare la materia E’ pertanto proprio l’informazione che determina come si deve comportare la materia, ed è quest’aspetto del mondo fisico che va necessariamente approfondito. Una semplice rappresentazione di tutto questo è il modello:

C.I.E.M. = Coscienza, Informazione, Energia, Materia.

• Il primo piano della realtà, quello della materia, è quello più intuitivo per i nostri sensi. Appartengono a questo piano, governato da spazio e tempo, ad es. la chimica con tutti gli elementi, le cellule di un organismo vivente, le molecole nelle varie forme (solida, liquida, gassosa), le particelle elementari come elettrone e fotone, e tutte queste entità ci risultano sperate e ben definite.
• Il piano dell’energia, collegato al primo dalla famosa equazione di Einstein, dipende ancora dai concetti di spazio e tempo, e solo negli ultimi due secoli abbiamo cominciato a familiarizzare con i concetti che sottende: elettromagnetismo, energia meccanica (es. suono), potenziali di membrana cellulare, legami tra molecole, correnti elettriche, campi magnetici, calore, lavoro, e di nuovo elettrone e fotone, che ritroviamo anche qui a causa della loro natura duale particella-onda.
• Il mondo dell’informazione è quello di cui si parla tanto ultimamente, ma del quale si conosce ben poco. L’informazione è, in sostanza, ciò che da forma all’energia, e quindi alla materia, in altre parole la matrice che governa l’universo, in cui è scritto che quegli atomi devono vibrare a quella frequenza. A questo livello non vi è più distinzione, tutto l’universo è interconnesso, siamo anche fuori dalle leggi dello spazio e del tempo.
• In un paragone con l’antichità, parliamo del motore immobile di Aristotele, o della monade di Platone. Cimentandoci in un paragone più attuale invece, è come se l’informazione fosse il software che governa il funzionamento di un PC, dove l’energia è rappresentata da tensione, corrente, suono etc. mentre le diverse parti fisiche (case, cavi…) sono la materia. Alcuni concetti risonanti col mondo dell’informazione sono ologramma, programma, idea, simbolo, numeri, frequenze…
• Infine abbiamo la coscienza, che è ciò che sceglie di interagire col tutto in diverse forme, sia volontarie che involontarie (coscio, inconscio, inconscio collettivo). Applicando questo modello ad un’azione quotidiana semplice, come il movimento di un braccio da un punto A ad un punto B, ho la seguente sequenza:

1. Coscienza: desidero muovere il mio braccio da A a B. Creo in tempo reale le coordinate di movimento nel piano dell’informazione
2. Informazione: ho le coordinate di movimento passate dalla coscienza, informo (= dò forma) all’energia per raggiungere tale scopo
3. Energia: trasmette l’informazione attraverso varie forme, come impulsi elettrici, biofotoni etc. alla materia M, che si muove.
4. Il braccio esegue il movimento da A a B

Uno dei principali problemi della medicina attuale è che questa lavora quasi esclusivamente sul piano della materia (es. farmaci che lavorano solo sulla biochimica), tralasciando o comunque dando poca importanza a quello che c’è a monte, ossia energia ed informazione. Dovrebbe essere premura del medico o dell’operatore, dotarsi di strumenti per osservare e indagare il mondo dell’energia e dell’informazione, rendersi consapevole di come la realtà sia gestita da una trama olografica di informazione e di come egli stesso sia la manifestazione di energia ed informazione, elementi che scambia a sua volta con quella dei propri pazienti.

Un “sistema di comunicazione” vivente – il DNA come antenna

Quando gli elettroni accelerano, emettono radiazioni, ossia campi elettromagnetici. Se l’elettrone si muove di moto uniforme, infatti, si trascina dietro il proprio campo elettrico “senza scossoni” e non irraggia, ma se l’elettrone subisce una brusca frenata, il campo elettrico si trova sbilanciato e tende a proseguire sotto forma di onda. La radiazione, dunque, dipende dall’accelerazione e non dalla velocità dell’elettrone.

Nelle antenne trasmittenti gli elettroni vengono fatti accelerare per emettere onde elettromagnetiche che colpiranno altre antenne, stavolta riceventi. L’onda che incide sull’antenna ricevente accelera gli elettroni contenuti nella stessa, così da generare correnti elettriche leggibili dal ricevitore.

Anche il DNA può essere assimilato a un condensatore elettrico le cui armature sono costituite dalle catene di molecole disposte fra loro parallelamente, a struttura elicoidale, e il mezzo dielettrico è costituito da acqua contenente atomi di vari elementi quali carbonio, azoto, ossigeno, zolfo, fosforo. La catena elicoidale del DNA, inoltre, può essere paragonata ad un solenoide il cui campo magnetico è dell’ordine del centomiliardesimo di Gauss.

Quindi il DNA ha le caratteristiche di un circuito oscillante, cioè di una antenna, e come tale può ricevere e trasmettere onde elettromagnetiche e quindi informazioni.

Lo scienziato tedesco Fritz Albert Popp ha dedicato i propri studi a verificare l’ipotesi per cui le cellule comunichino tra loro mediante segnali elettromagnetici, e solo sussidiariamente e localmente tramite la biochimica. Popp riuscì a dimostare che:

• Il DNA funziona come trasmettitore e ricevitore, avente una densità d’informazione pari a 10^21 Bit/cm^3
Le cellule comunicano tramite campi elettromagnetici, oltre che chimicamente, nel campo dagli infrarossi agli ultravioletti dai 200 agli 800 nm circa.

Uno degli esperimenti più famosi di Popp prevede l’utilizzo di due colture di cellule in contenitori di vetro separati fra loro da un diaframma di vetro oppure di vetro al quarzo, che è permeabile solo alla luce ultravioletta. In una delle due colture viene indotta un’infezione virale. Nel primo caso, non vi è nessuna alterazione sulla seconda coltura. Col diaframma al quarzo invece si riscontrano sintomi d’infezione con una riproducibilità dell’80% su oltre 10.000 esperimenti eseguiti.

Questo dimostra inequivocabilmente che c’è stata comunicazione di informazione fra una coltura e l’altra, e che questa comunicazione è avvenuta sulle frequenze della luce ultravioletta.

Esperienze come questa dimostrano come la sola chimica non possa bastare a descrivere appieno il funzionamento del corpo umano, e in generale di tutti gli esseri viventi, e che sia fondamentale conoscere e applicare i principi della fisica.

Ologramma e cervello olomico

Ologramma e frattali

Una scoperta fondamentale della fisica quantistica consiste nel fatto che, a livello subatomico, non esistono particelle se non in relazione alle altre. Ciò che chiamiamo oggetti sono in realtà punti di correlazione di una rete dinamica ininterrotta ed interconnessa di eventi, moti, reazioni, energie: la Matrice Vivente della natura.

In questo contesto si colloca il concetto di modello olografico, una della principali basi scientifico-filosofiche della nuova scienza olistica e del paradigma olistico che, a partire da dati fisico-matematici, estende la propria interpretazione all’intero campo dell’esistenza e alle dimensioni della coscienza. Si basa sul concetto di informazione globale che lega una parte al tutto: la singola parte, in tale modello, diventa un ologramma del tutto, ossia contiene al suo interno una rappresentazione completa dell’insieme da cui deriva.

L’ologramma si manifesta rispettando geometrie frattali, ossia geometrie nelle quali un oggetto si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, in altre parole non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento. La natura è ricca di esempi di questo tipo, basti pensare al broccolo romanesco o alla struttura di un fiocco di neve.

Anche il corpo umano ha una struttura olografica, sfruttata in diverse discipline mediche o di medicina complementare, come l’Auricoloterapia, nella quale si riesce ad ottenere una gran quantità di informazioni sullo stato dell’intero organismo dal solo orecchio, o l’iridologia, che analizza lo stato della persona passando dall’analisi appunto dell’iride.

E che dire della cellula, unità basilare ogni organismo vivente, il cui DNA interno offre un quadro unico e completo di tutto l’organismo?

Considerando tutti gli esempi descritti, e portandoli ad un livello più ampio, possiamo dire che la teoria olografica illustra una verità tanto sorprendente quanto difficile da accettare: in ogni punto dell’universo è possibile ottenere informazioni inerenti l’intero universo stesso.

L’ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte

Cerchiamo ora di capire più nel dettaglio cos’è un ologramma. L’ologramma nasce dal laser. Nella produzione di un ologramma, infatti, un fascio laser puro viene fatto passare da uno specchio semi-argentato, che lo divide in due fasci identici: il primo resterà puro, il secondo verrà proiettato sull’oggetto da “fotografare” che riflettendolo lo modificherà. Poi i due fasci, quello puro e quello modificato, si riuniscono e impressionano la lastra olografica, su cui arriva un fascio puro e uno modificato dall’oggetto. Tra questi due fasci si viene a creare un fenomeno di “interferenza” che appare sulla lastra olografica sotto forma di cerchi concentrici senza un senso apparente; queste linee d’interferenza contengono tutte le informazioni tridimensionali dell’oggetto fotografato.

Investendo ora la lastra precedentemente impressionata con un fascio laser puro, si ottiene un’immagine tridimensionale dell’oggetto catturato. Inoltre, ed è questo uno dei concetti più importanti dell’ologramma, al contrario di una normale pellicola fotografica la lastra dell’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la spezziamo in tanti pezzi, ogni pezzo conterrà l’intera immagine, solo un po’ più sfocata a causa di una minima perdita di dettaglio. Questo significa che ogni punto dell’ologramma contiene, in perfetto ordine tridimensionale, tutte le informazioni dell’oggetto.

Il modello olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e di informazione globale, un modello universale, potente e fecondo: la sua forma è naturalmente tridimensionale, come insieme o campo, idealmente sferica, come ogni unità micro-macrocosmica.

Il modello olografico costituisce una delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm, dove tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto. Dalle sfere celesti del macrocosmo agli atomi vivi della concezione greca, il modello olografico sembra ridare vita e comprensione scientifica alle visioni unitarie di tutti i tempi e di tutte le culture.

Così l’uomo diventa un insieme, un’unità olografica che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso (la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, della galassia, e così via), e con il quale c’è un continuo scambio di informazioni e di energie; la stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più piccole di cui è composto, le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche.

Il modello olografico – una nuova prospettiva della realtà

Il neuro-scienziato Karl Pribram di Stanford e il fisico David Bohm, dell’università di Londra, hanno proposto una teoria associata che potrebbe spiegare fenomeni come le esperienze trascendentali, gli eventi paranormali e le normali stranezze della percezione, portando profondissime implicazioni in ogni aspetto della vita umana.

I nostri cervelli, secondo questa teoria, costruiscono matematicamente la realtà “concreta”, quella che viviamo tutti i giorni, interpretando frequenze da un’altra dimensione, una dimensione di realtà primaria strutturata e significativa che trascende lo spazio/tempo. Il cervello è un ologramma che interpreta un universo olografico.

Fenomeni che riflettono stati non ordinari del cervello, come gli stati non ordinari di coscienza, sarebbero dovuti a una sintonizzazione alla matrice invisibile (il cosiddetto campo informazionale) che genera la realtà “concreta”. Si renderebbe possibile l’interazione con la realtà a livello primario, dando così spiegazione della precognizione, della psicocinesi, dei processi di guarigione, della distorsione del senso del tempo, dell’apprendimento rapido… e dell’esperienza di “essere uno con l’universo”, della convinzione che la realtà ordinaria è un’illusione, delle descrizioni del vuoto come paradossalmente pieno. Come dicono i taoisti: “Il reale è vuoto e il vuoto è reale”.

Il fisico David Bohm dice che l’ologramma è un punto di partenza per una nuova descrizione della realtà: l’ordine implicato. La realtà classica era focalizzata solo sulla manifestazioni secondarie, l’ordine esplicato delle cose, e non sulla loro sorgente. Queste manifestazioni secondarie sono estratte da un flusso intangibile e invisibile, che non è fatto di parti separate ma è una interconnessione inseparabile.

Bohm dice che le leggi fisiche primarie non possono essere scoperte da una scienza che tenti di dividere il mondo in parti.

Ci sono implicazioni convergenti nel modello che afferma che il cervello impiega un processo olografico per estrarre (astrarre) i suoi contenuti dal terreno olografico. I parapsicologi hanno cercato invano l’energia che poteva trasmettere la telepatia, la psicocinesi, l’energia dei guaritori, ecc. Se questi eventi emergono da un vasto campo di frequenze che trascende lo spazio e il tempo essi non hanno bisogno di essere trasmessi, perché sono potenzialmente simultanei e presenti ovunque. Lo spazio e il tempo verrebbero a crearsi nell’ordine esplicato come effetto del funzionamento olografico del cervello, dell’osservatore. Nella matrice originale del campo delle frequenze tutto è co-presente e interconnesso, cioè in ogni punto c’è già un immagine olografica del tutto sia in termini spaziali che temporali.

Paradigma olografico – vita/coscienza

Dalla teoria olografica sorgono alcune ipotesi fondamentali circa la vita e la coscienza:

1) Nulla esiste veramente come energia pura o materia pura.

Ogni aspetto dell’universo non sembra esprimersi né come cosa materiale né come non-cosa materiale esprimendosi piuttosto come manifestazione vibrazionale o energetica.

Quanto più i fisici quantici guardano in profondità nei mattoni primari con cui è costruito il cosiddetto “mondo fisico”, tanto più scoprono che la linea fra quello che è materia e quello che è energia non è affatto una linea precisa.

Al contrario, le particelle fondamentali della vita sembrano vivere in una “terra di nessuno” fra questo stati estremi dell’essere. I mattoni della vita sembrano racchiudere probabilità più che strati di legno e fogli di metallo.

In modo analogo, più i metafisici guardano in profondità ai mattoni primari del cosiddetto ‘mondo non-fisico’ psicologico, del corpo e della mente, non sono così distinti come molti di noi credono. Anche le particelle fondamentali o unità di coscienza sembrano vivere da qualche parte nella terra di nessuno energetica fra i due stati estremi dell’essere. (Come dirò nella sezione sul tempo, la materia e l’energia appaiono distinte nel contesto illusorio in cui il tempo è fermato, o non esiste, o dove la menta umana congela il tempo con i pensieri e le macchine fotografiche).

Questo punto suggerisce che i vari aspetti dell’universo si esprimono in forma di strutture energetiche che si mescolano fra loro, a volte distinguendosi le une dalle altre ma sempre contenendo informazioni che ne definiscono la natura, lo spirito, lo stile, la consistenza e in definitiva l’identità. Come suggerisce Buckiminster Fuller: “Sembro essere un verbo”.

2) Ciascun aspetto dell’universo è un tutto in sé, un essere intero, un sistema compiuto in sé che contiene al suo interno una riserva completa di informazione su se stesso.

Quest’informazione non esiste necessariamente nell’ambito di un sistema nervoso centrale, come fatto o teoria, ma può esistere come informazione energetica o vibrazionale. Questo punto è particolarmente provocatorio, per due importanti ragioni. Primo, la scienza preolografica ha proposto l’esistenza di due categorie generali di materia, quella vivente e quella non vivente.

In questa struttura, i cosiddetti sistemi viventi vengono intesi come un tutto biologico fondamentalmente intelligente, mentre i sistemi non-viventi non possederebbero alcuna di queste caratteristiche. Poiché, invece, tutti gli aspetti delI’Universo sarebbero espressioni energetiche, la rigida linea fra vivente e non-vivente in qualche suo modo primario.

Il secondo punto di sfida ha a che fare con la constatazione che ciascun aspetto dell’universo contiene e riceve informazione. Ancora una volta, partendo dalla struttura conoscitiva preolografica osserviamo una sorta di ‘chauvinismo umano’ che afferma che se hai due braccia, due gambe e un cervello di una certa proporzione relativa al peso del corpo, e stai eretto, ti riproduci sessualmente, ecc., allora soltanto sei un essere vivente e puoi conoscere.

Nell’ambito di questo nuovo paradigma olistico, invece, ogni cosa non solo è vivente ed esiste come un tutto in sé, ma è anche informata, in grado cioè di conoscere (knowledgeable), attraverso modalità informative ed energetiche. Non sto proponendo qui che un sassolino abbia conoscenza di se stesso allo stesso modo in cui io conosco me stesso. Comunque possiamo osservare in diverse comunità di animali e di insetti sistemi alternativi di autoconoscenza e di espressione simili a quelli praticati dagli umani. Per esempio, un sasso può autoconoscersi in maniera del tutto simile ad uno sciame di api che utilizza elaborati movimenti vibrazionali e strutture energetiche per comunicare al suo interno, in quanto sciame sprovvisto di sistema nervoso centrale e di proprietà di comunicazione lineari.

Dovremmo anche ricordare che la semplice dimensione non è un fattore determinante nell’esperienza di totalità. Un cerchio è un cerchio senza riguardo a quanto è grande. Pertanto, non solo le più piccole particelle atomiche debbono essere considerate un tutto cioè sistemi intelligenti e viventi, ma dobbiamo anche vedere il pianeta terra, il sistema solare e la galassia in cui viviamo come un essere vivente, un tutto auto-conoscente ad un livello energetico primario.

3) Ciascun aspetto dell’universo sembra essere parte di un essere più grande, di un sistema più complesso ed esauriente.

Se i primi due punti sono validi, allora questa ne è la diretta conseguenza. Infatti, se riteniamo che ciascun aspetto dell’universo, piccolo o grande che sia, è un essere vivente, vibratoriamente intelligente, dobbiamo renderci conto che l’universo è composto da un incommensurabile numero di insiemi, sottoinsiemi e sistemi interconnessi.

Sino a che l’universo si rivela illimitato, possiamo aspettarci che ci saranno schemi olografici sempre più grandi e più vasti all’interno dei quali esistono gli altri sistemi. Se questo non bastasse, dobbiamo affrontare la strabiliante nozione secondo cui il nostro universo illimitato potrebbe esso stesso essere una minuscola particella atomica all’interno di un altro sistema olografico incommensurabilmente grande.

Questa particolare nozione suggerisce il tradizionale sistema di macrocosmo microcosmo: ciascun sistema è espressione della dinamica delle sue parti, ciascun sistema olografico sussunto è composto di molti altri sistemi completi che, in questo sistema più vasto, si esprimono come parti.

Se ogni unità può contenere parti diverse e ciascuna totalità è fondamentalmente auto-intelligente, ne consegue che ciascun sistema olografico è energeticamente conoscibile riguardo a tutte le sue parti.

4) Poiché ciascun aspetto dell’universo esprime se stesso vibratoriamente e tutte le espressioni vibratorie s’intersecano con l’ologramma originario, ciascun aspetto dell’universo contiene informazioni circa il tutto e gli insiemi in cui esiste.

Per di più, l’espressione vibrazionale di ciascuna unità olografica è un’affermazione di pura informazione, possiamo aspettarci che ciascun particolare sia in relazione a ogni altro aspetto particolare all’interno dell’ologramma originario.

Pertanto, non solo ciascun aspetto dell’universo esiste come asserzione individuata in sé, ma contiene al suo interno una riserva completa di informazione, che possiamo tradurre come una comprensione di fondo della natura esistenziale del resto dell’universo… Detto semplicemente, ciascuna parte non è identica alle altre, ma conosce piuttosto in modo primario gli altri sistemi olografici alla presenza dei quali esiste.

5) All’interno del modello olografico, il tempo non esiste come momenti che si susseguono ticchettanti, che viaggiano eternamente in modo lineare, da “ora” a “dopo”. Al contrario, il tempo potrebbe esistere con movimenti multidimensionali in molte direzioni simultaneamente.

Questa nozione rende evidente che è il nostro intelletto che ci imprigiona nel tempo, collegando il concetto di tempo al decadimento biologico e alla morte della personalità. Se ci distacchiamo da questa illusione, possiamo cominciare ad avere esperienze delle proprietà multidirezionali e misteriosamente flessibili del tempo. Ogni momento o aspetto del tempo sembra esistere ovunque e sempre. In tal modo, il tempo è una dimensione piena e vivente, ed ogni momento coesiste in relazione informata e olografica con ogni altro momento.

In questa struttura, il tempo può essere considerato come un’espressione energetica e vibrazionale, così ogni aspetto del tempo sarebbe vivo, intero, autoconoscentesi e completamente informato di ogni altro aspetto dell’universo.

Dovremmo allora rivedere completamente le immagini e i simboli preolografici che siamo abituati ad associare con le altre dimensioni dello spazio e della progressione lineare del tempo: essi semplicemente non collimano. Il tempo, lo spazio e l’espressione energetica sembrano correlati come una sorta di nastro di Moebius, multidimensionale, che s’intreccia eternamente, muovendosi e avvolgendosi su se stesso, senza andare in alcun luogo e senza alcun tempo.

Il modello olografico non è nuovo. Se fosse nuovo, la teoria sottostante sarebbe falsa. E’ nuova invece la nostra capacità di sperimentare la natura, e le possibilità di questo paradigma olistico, in modo che abbia un senso e un’applicazione diretta all’esperienza che abbiamo di noi stessi e dell’universo.

Sull’energia delle emozioni – Mario Krejis

di Mario Krejis

Luna

L’Energia Primaria – che è Energia delle Stelle – irradia nel Cosmo dalla Causa Prima/Dio, rappresentando lo Jod, il Principio Creatore, che si manifesta come volontà inarrestabile alla vita e al movimento.

In campo metafisico lo Spirito Divino si sposa con la Materia/Energia, fondata sui quattro Elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Essa è l’Etere, la “Maria Universale degli Ermetisti”, che gli egizi definirono con la parola Nùt, il Cielo Stellato. Pertanto lo Spirito Divino, che è suprema Volontà, anima la Materia/Energia del Creato (che è Forza intelligente), sospingendola nel circuito del divenire e forzandola nell’eterno gioco delle forme.

La “Maria Universale” è dunque la generatrice di tutte le cose di cui scandisce la nascita, il declino e la morte, secondo direttrici che l’uomo incompiutamente chiama evoluzione naturale, collocandola nella visione imperfetta delle dimensioni terrestri di spazio e tempo. Ciò accade in ogni ordine e grandezza delle Forze della Natura, cioè nel campo materiale, astrale e mentale.

Nell’uomo, l’energia/volontà scorre attraverso i Chakra e raggiunge l’anima, la parte più eterea del corpo fisico, dove hanno origine i processi intelligenti e risiede l’anima incarnata. Di qui essa irradia in tutto l’organismo, alimentando la materia più grossolana. Alla fine ritorna in circolo, rifornendo l’uomo corporeo di nuova Forza di Vita. Nel campo mentale l’Energia Vitale (la chiameremo così per semplificare) alimenta i pensieri e le forme psichiche. Nel campo emotivo dinamizza le forme inconsce e i ricordi, trasformandosi in energia del sentimento, prescindendo dalla sua tonalità affettiva.

Per tale ragione gli Ermetisti sostengono che ogni pensiero genera un’emozione, ma è vero anche il contrario, considerata la stretta interdipendenza tra la creazione d’idee e il tono emotivo di cui le stesse sono caricate.
Pertanto le idee e le emozioni sono il prodotto della Forza Vitale che circola nel corpo. La natura delle emozioni è tale che, se positive, esse conservano integralmente la loro energia; se negative, la disperdono depauperando l’organismo psico-fisico. Nel primo caso l’emozione positiva produrrà forme dello stesso segno. In esse l’energia si accrescerà in misura esponenziale, potendo essere diretta secondo la volontà dell’iniziato.

Nel secondo caso l’emozione negativa genererà nuove forme negative le quali, al contrario delle prime, dissiperanno l’energia in un insieme di sottoprodotti astrali: sono le Larve o le Simili Nature della Tradizione Ermetica, che possono assumere il controllo della personalità, sconvolgendo l’equilibrio mentale e fisico.

In pratica gestire le proprie emozioni, significa accettare unicamente idee che generano emozioni positive. Deve però il lettore comprendere che il meccanismo delle emozioni è la fonte automatica del mondo illusorio in cui l’uomo è immerso. Un’immagine, un ricordo o una sensazione possono richiamare molta energia vitale, che stimola il mondo inconscio (e l’Ombra) a espellere i suoi contenuti, che a loro volta diventano fonte di dubbi, di comportamenti contraddittori e di reazioni sbagliate.
In sintesi uscire dal mondo dell’illusione, che è l’obiettivo di ogni Tradizione Esoterica, vuol dire intercettare il meccanismo dell’emozione prima che divampi nella psiche, costringendola nella Torre di Babele della frustrazione e dell’infelicità.

A tal punto farò un esempio pratico, rivolgendomi al lettore. Immagina di trovarti, nella stessa giornata, in tre diverse situazioni:

  1. Incontri una persona di cui eri innamorato, la tua vecchia amante o il tuo ex-compagno. Quasi senza volerlo, senti il desiderio divampare in te come un tempo, mentre l’emozione ti colpisce nuovamente bloccandoti il respiro. Percepisci la tua eccitazione come una marea crescente. Ti senti divampare in un incendio di desiderio.
    Tenti di ragionare: Tutto ciò è assurdo! … Non è giusto, è una storia finita!… Se lo scoprisse mia moglie! … Pensa allo scandalo: i figli, le liti, la separazione! …
    Sono pensieri inutili. Non ammetti ragioni. Elabori una strategia di azione. Dove vi vedrete, in che modo la convincerai! … Le difficoltà però non ti spaventano. Per lei sei disposto a tutto.
  2. Mentre sei sopra pensiero, arrivi a casa dei tuoi genitori. Incontri tua madre, che ti accoglie sorridente: un bacio affettuoso, le solite lamentele, i problemi di sempre. Poi lei prende, da una scatola, un piccolo rotolo di banconote e te lo porge con espressione commossa. “E’ un regalo per il tuo compleanno, da parte mia e di tuo padre!”
    Accetti il dono riconoscente, commuovendoti per quel gesto affettuoso. Il tuo pensiero corre agli anni della tua infanzia. Ti sembra di rivedere tua madre, ancora giovane, intenta a preparare una bella crostata di frutta: hai quasi l’impressione di sentire l’odore del burro, il sapore del tuo dolce preferito.
    Ti emozioni. Senti l’impulso di abbracciarla, ringraziandola per il suo amore incondizionato. Provi un senso di tenerezza e di complicità. Nulla conta più di una vera famiglia. Il tuo pensiero corre ai tuoi figli. Vorresti essere per loro ciò che i tuoi genitori sono stati per te…
  3. Poco dopo esci in strada e incontri un vecchio collega. Quell’uomo ti deve una somma di denaro, che gli hai prestato anni prima e non ti ha più restituito. Lui ti guarda imbarazzato, cercando di cambiare strada. Ti ricordi della fiducia che riponevi in lui, della tua delusione quando ti sei sentito tradito. Quei soldi ora ti servirebbero: la rata del mutuo, il nuovo frigorifero, la vacanza al mare.
    Provi un intollerabile senso di rabbia. Ti senti impotente e ridicolo: “Quel cretino mi ha fregato” pensi. “Sono un vigliacco, perchè non ho il coraggio di affrontarlo e di rompergli la faccia!”… Ripensi al tuo capufficio, che ti ha appena negato un aumento di stipendio. Quasi per incanto il ricordo di vecchi rancori che sembravano sopiti si risveglia, mentre ti avvii stancamente verso casa, depresso e senza forze…

Ho voluto descrivere tre diverse situazioni emozionali, che potrebbero capitare a chiunque. Ciò su cui voglio porre l’accento è il carattere temporaneo e spesso contraddittorio delle reazioni emotive.

Quando il protagonista del mio esempio incontra la sua vecchia fiamma, è in una condizione di quiete emozionale. Subito dopo si sente felice, eccitato, desideroso di stringerla nuovamente tra le braccia. Dopo appena mezz’ora, il suo stato cambia. Mentre abbraccia sua madre, il ricordo della donna di cui era innamorato diventa quasi sbiadito, inconsistente. Riappaiono i vecchi dubbi. Senza volerlo ripensa alla sua cellulite, alle sue mani sudate, ai suoi capricci, alla sua invadenza.

Quando infine incontra il suo debitore, non vi è più traccia in lui del pensiero della famiglia. Ogni patina di tenerezza è scomparsa, sostituita da una livida reazione di rabbia e di ostilità. Si sente solo e demotivato, un uomo debole e inutile.

Tre diverse reazioni in poche ore. Tre diversi stati (con le conseguenti reazioni psicosomatiche) che hanno evocato altrettante forme mentali. Ogni volta egli aveva creduto che quella fosse la sua unica realtà. Dov’era finito il suo amore o il suo affetto filiare, mentre l’ira annullava ogni altro sentimento, come una pezza cancella le frasi su una lavagna?

Le emozioni sono dunque delle realtà illusorie. Come un getto d’aria, attraverso una cannuccia, fa gorgogliare l’acqua in mille bollicine scoppiettanti, così la Forza Vitale alimenta i nostri pensieri salienti, i ricordi più pregnanti e le forme inconsce più profondamente immerse nella psiche.
Le emozioni – meccanismo perfetto di conoscenza – finiscono così per diventare la lente che deforma la realtà, costringendo l’interiorità dell’uomo nei freddi circuiti del Karma.

Il Destino, che segna il futuro di ogni uomo, è prodotto dal complesso gioco di azioni e reazioni alle forme inconsce, anelli di una catena ininterrotta di cause ed effetti che non può aver fine.

Il controllo delle emozioni è dunque un sistema egregio di evoluzione spirituale. Arrestare il torrente di Forza Vitale, che scorre inarrestabile di forma in forma esplodendo nella mente dell’uomo e costringendolo all’infelicità o alla temporanea euforia, è il solo modo per ricondurre il processo conoscitivo alle sue primitive connotazioni di purezza.

Innocenza: è il sostantivo che meglio esprime il concetto del controllo delle emozioni e del proprio mondo affettivo. Vivere l’esperienza e imparare ad attingere da essa, in ogni circostanza della vita, la forza che serve per andare avanti.

L’obiettivo non è dunque la statica appercezione, bensì il moto, l’azione. E’ nell’azione, infatti, più che nell’emozione che si tempra l’anima. Bisogna agire, temprando la propria volontà. Così lo Spirito Santo, sposo di Maria, genererà il Cristo, l’uomo interiore.

Essenza e Forma, Volontà e Azione.

L’uomo evoluto impara a volere. Egli concepisce le forme desiderate, le crea con l’immaginazione e le nutre di Spirito di Vita, in modo che si oggettivino nella realtà. Egli crea così il suo mondo e plasma il suo Destino.

Quisque faber fortunae suae!

E’ il concetto dell’uomo virile dell’antichità, che prima agisce e dopo pensa. E’ l’eroico tormento dell’eroe, che percepisce la Forza Divina nella sua sfolgorante purezza e diviene co-autore della Creazione, attivo collaboratore dell’infinito progetto divino. Egli purifica la materia del suo corpo, distillando lentamente la sua anima, materia viva e intelligente, pura e prolifica, in cui insuffla il suo Soffio, la sua volontà, perchè si realizzi il suo progetto: figlio di Dio e dio egli stesso, nella consapevolezza della sua missione di eternità e di pace.

Tuttavia tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Si deve lavorare su se stessi, per imparare a controllare le proprie emozioni. Il resto lo faranno l’intuito e soprattutto la costante applicazione. Può darsi che i migliori riusciranno. Ecco dunque le regole di Krejis.

  • Ogni emozione è frutto di una Forza, che è sempre la stessa, che agisce su una forma variabile. In base all’esperienza che l’ha determinata, la forma può evocare sensazioni di piacere o di dolore, di gioia o d’infelicità.
  • La forma – qualunque essa sia – quando è evocata, diviene vitale e assorbe una certa quantità di energia. Essa può essere cosciente o inconscia, appartenente a questa o ad altre vite.
  • Le emozioni possono essere positive o negative, in base al carattere morale dell’esperienza maturata.
  • Si può intercettare la Forza Vitale, evocata dall’esperienza, prima che si frammenti nelle mille sfaccettature dell’attività mentale.
  • Quando l’emozione è positiva, l’effetto della cascata di forme è positivo. Ciò significa che, da una forma positiva, possono derivare solo forme dello stesso segno. Esse, a loro volta, sono in grado di attirare nuova Forza Vitale dai centri aurici dei Chakra, venendosi a creare un potente meccanismo di amplificazione che mette a disposizione dell’iniziato infinite risorse creative.
  • Quando l’emozione è negativa, essa comporta un impoverimento dell’organismo fluidico, essendo la Forza vitale impiegata in eccesso per gli istintivi meccanismi di difesa e di allarme. Del pari ogni filiazione di forma avrà analogo effetto, determinandosi una sommazione di forze negative che condurrà alla depressione e nei casi più gravi alla malattia e alla morte.
  • Ne consegue che l’uomo evoluto dovrà evitare come la peste tutte le emozioni negative, accettando solo quelle positive, le uniche che possono aiutarlo a vivere un’esistenza serena. Comunque, in entrambi i casi, egli dovrà essere in grado di identificare la Forza che anima le sue forme mentali, indirizzandola verso l’azione per lui più utile e sana. In particolare:
    • Nel caso di emozioni positive, sarà consentito lasciare spazio alla fantasia, permettendo al meccanismo psichico di auto-alimentarsi, fino a divenire preponderante.
    • Nel caso di emozioni negative, l’azione di deflessione della Forza dovrà essere istantanea e intervenire prima che si disegnino i meccanismi di frustrazione che paralizzano la volontà.

Alcune Scuole di Esoterismo si occupano in maniera particolare di quest’aspetto dell’addestramento psichico, attraverso esercizi e meditazioni guidate di grande efficacia. Anche la Prammatica Ermetica, nelle varie scuole, contiene esercizi pratici finalizzati al controllo delle emozioni. Un buon equilibrio psichico, conseguito dopo un lungo e laborioso allenamento, è condizione fondamentale per la manifestazione dell’Ermete e per l’ulteriore sviluppo spirituale.

Gurdjieff, il famoso esoterista armeno, sosteneva che gli uomini sono simili ad automi, controllati dai loro meccanismi mentali. Essi vivono in una sorta di sogno da cui non possono risvegliarsi, salvo che qualcuno – già sveglio – non li costringa a prendere coscienza di se stessi.

Per ottenere quest’effetto, egli usava sistemi particolarmente energici che miravano alla rottura dei precedenti equilibri e a una vera e propria ricostruzione della personalità. In tal senso le emozioni distorte rappresentano uno dei meccanismi salienti dell’alienazione.

Fino a quando l’iniziato non avrà conseguito un buon controllo delle emozioni, è destinato a girare vorticosamente su se stesso, in quella spirale di follia che lo costringerà nel circuito della paura e dell’infelicità.

Krejis

L’ Equilibrio sta alla base dell’Opera – R.A.

È il senso dell’equilibrio il primo elemento che salta agli occhi guardando distrattamente il dipinto di Nicolas de Losques intitolato Les rudiments de la Philosophie (Parigi 1665).

Poi a uno sguardo più attento l’opera ci incuriosisce e ci costringe a considerare i vari elementi, il loro singolare posizionamento; infine l’intuito, veloce come una saetta, esplode luminoso in un “wow!”, luce che sprizza dagli occhi, per essere riusciti a “vedere” ciò che l’opera nasconde: l’ALBERO della VITA!!!

Secondo Dion Fortune “esso (l’Albero) è un glifo, vale a dire un simbolo composito, che mira a rappresentare il cosmo nella sua interezza e l’anima dell’uomo in correlazione con esso”.

La scrittura intuitiva – C.M.

La scrittura intuitiva e l’ispirazione ermetica

di C.M.

Spiegare l’intuizione ermetica in poche righe non è semplice. Come si manifesta? Semplicemente accade di ritrovarsi in contatto con una parte di sé che esprime pensieri di ordine diverso dai soliti meccanismi mentali, e mentre si cerca di trascriverli o si ascoltano si ha la chiara impressione di esserne partecipi ed estranei.

Un fenomeno medianico? Certamente no. Vi è sempre consapevolezza su ciò che accade. L’Ermetista che si lascia guidare dalla fluenza dei pensieri segue semplicemente il corso del fiume, lasciandosi trasportare, tirando i remi e seguendo la via che lentamente lo porta a sottili percezioni, a vibranti parole che acquisteranno il reale senso solo nel momento in cui sono rilette.

Non sempre ciò è altamente lirico e ispirato, dipende dalla conformazione dell’Uomo Storico che può esprimersi in maniera espositiva, dialogica, poetica, artistica o semplicemente dando delle istruzioni.

Senz’altro l’espressione poetica, il fervore lirico che a volte assume il predominio sul razionale controllo è un fenomeno particolarmente affascinante. Soprattutto se ciò accade a persone che per la loro conformazione non sono vicine a quel mondo che all’improvviso spalanca le sue porte, riportando a galla vibranti espressioni contenute nella propria storia animica.

Le condizioni di purificazione sono senz’altro dei fattori corroboranti il fenomeno, più l’uomo tende se stesso verso elevati ideali di spiritualità e saggezza, più incentra la propria vita sulla volontà di trasformazione, più si apre all’Amore dell’Anima, maggiori saranno le occasioni in cui l’ispirazione guiderà i suoi giorni regalando doni intrisi di lirismo e poesia.

Come dice Mario Krejis, l’Ermete ha il colore dei pensieri umani e l’essenza di un Dio. E’ il Nume che si manifesta all’Uomo con un linguaggio che l’uomo stesso interpreta secondo la propria cultura e inclinazione e delle proprie doti di traduttore. Un linguaggio che può essere fatto di simboli, di figure, di suoni, di parole che sembrano sorgere da se stessi o percepiti in un guizzante istante, rubate a dimensioni nascoste.

L’uomo, partecipe e nello stesso tempo spettatore del fenomeno, vibra fortemente mentre la sua consapevolezza si espande e coglie in messaggi che stenta a decodificare, i codici di altri campi intellettivi, che sono la rappresentazione delle sue più alte ispirazioni.

Nel momento dell’identificazione, esse rimangono impresse come impronte, come resti dell’esperienza che a stento si riesce ad arginare. Lasciandosi andare a ciò che lentamente emerge dalla propria interiorità, l’Ermetista non si sforza più di servire il filo logico dei suoi pensieri e spesso non ricorda nemmeno più l’idea iniziale che l’aveva portato a scrivere o a esprimersi.

L’ispirazione avvolge l’atmosfera in frasi e ricordi che sembrano alla fine incastonarsi in un magico disegno finale. Rileggendosi ricollega i concetti a ciò che dentro di sé giace, nello stesso tempo si stupisce delle parole spesso sorte come fiori improvvisi, provenienti da stati di difficile identificazione.

L’arte in generale e la poesia in particolare sono espressioni esemplari di questo fenomeno, che si manifesta non solo in chi percorre la strada ermetica, ma anche negli uomini dotati di una certa sensibilità che vivono la cosiddetta genialità o estro in maniera inconsapevole, sentendo il contatto con essa come un avvenimento particolare “un mutamento dal solito stato” che li accende di un potente entusiasmo facendo spesso da contrasto con la vita familiare e sociale.

Tuttavia negli uomini comuni, per quanto artisti o dotati di particolari qualità di ingegno, il fenomeno può provocare spesso un disagio e uno squilibrio con la propria personalità che li induce ad allontanarsi dall’iniziale e fanciullesco entusiasmo e a condurre (esaltati dalle lusinghe dell’Ego) una vita all’insegna dell’insoddisfazione e della depressione, alla ricerca di un’ispirazione che può avvenire invece solo in condizioni di equilibrio e tranquillità emotiva.

Chi si dedica agli studi ermetici conosce invece profondamente il fenomeno, che non è sempre uguale, non tutti gli Ermetisti sono geni, pittori, poeti, grandi scrittori. Semplicemente l’Ermete può manifestarsi in immediate intuizioni (il presentarsi in maniera diretta della soluzione di un problema assillante) o in episodi di sincronicità o in sogni significativi.

La Poesia Ermetica si manifesta come emergenza dello spirito, afflato vitale che permea il mondo sublunare dell’inconscio e ne proietta i messaggi che diretti toccano le corde vibratorie dell’iniziato rivelando brandelli di sé in riverberi antichi e ricordi affioranti, o come bellissima fanciulla che reca nelle sue mani le gemme di superiori intuizioni e rivela conoscenze rapite agli Dei o a diversi stati di coscienza facendone dono alla sua fertile mente.

Lampi, guizzi di verità che accendono nella nebbia dell’abisso interiore nuovi barlumi di speranza e di amore. Altro non saprei dire, è un comporre e un ascoltarsi, è armonicamente accompagnare ciò che dai pensieri esala come una melodia che magicamente emerge da se stessa.

Il termine più esatto per definire il fenomeno è scrittura intuitiva, che può essere dettata da particolari condizioni legate a emozioni intense o da stati dell’essere suscitati da una particolare lettura, che riconduce i pensieri verso concetti che si riconoscono come veri, già presenti, o dall’ascolto di una particolare musica che determina lo sciogliersi di particolari nodi emozionali e riporta la sensibilità, il lunare, verso un punto di apertura ed esaltazione poetica; o semplicemente la contemplazione di un paesaggio, di una persona che si ama o un pensiero elevato verso Dio.

Allora lentamente prevalgono pensieri di maggiore leggerezza, la saggezza si manifesta in frasi di apparente semplicità, la bellezza riluce attraverso versi che danzano come caroselli di gioia.

Pensieri di natura elevata dettati da ciò che gli antichi chiamavano furor inteso come creatività poetica, presenza divina, che fa pensare quasi a uno stato alterato della coscienza e che essenzialmente, nell’iniziato in cui l’Ermete si manifesta in espressioni di carattere lirico, trova sfogo in immagini simboliche che adducono e indicano dei percorsi, dei consigli, delle strade da seguire.

Tuttavia il processo avviene in maniera spontanea, scevro da ogni esaltazione psicologica. Semplicemente ponendosi in ascolto e posto in risonanza dalle pratiche di purificazione e dall’influenza positiva del gruppo, l’Ermetista lascia fluire in sé i messaggi del proprio Uomo Storico, succo ed essenza della propria Anima che suggerisce, consiglia e regala alla sua parte ancora divisa le gemme o le pietre aguzze della sua Verità e del suo volere.

Spesso i messaggi si riferiscono ad antiche credenze o a conoscenze appartenenti alla Tradizione Antica. Ciò ha una sua spiegazione. Raggiunto un certo grado di purificazione, l’iniziato entra in contatto con un Campo astrale (o inconscio collettivo legato all’Ermetismo) associato alla particolare Tradizione di cui fa parte e attinge le idee e i contenuti simbolici creati dai grandi iniziati del passato, dalle religioni antiche, dalle Intelligenze che in esso pullulano alle quali si avvicina filtrandone i segnali con una percezione che diviene man mano più chiara.

Il linguaggio poetico e lirico è senz’altro un modo per tradurre esperienze e pensieri che superano il normale stato di essere, difficili da rendere nella limitata sfera della logica e della razionalità. Inoltre esse attraverso l’uso d’immagini e metafore, fissano il loro contenuto di semina occulta e si depositano dando luogo a successive intuizioni che maturano attraverso la rilettura e la meditazione su di esse.

I componimenti che seguono nascono da attimi d’ispirazione, non intendono assolutamente essere esempio di espressioni dell’Ermete loquente e manifestativo, ma solo descrizioni di stati particolari che tendono ad esso. Spero sia riuscita a colorarne le fuggevoli sfumature.

 


DEJA’ VU

Certi attimi sembrano fermare il tempo, certi stati interiori ricordano immagini e momenti vissuti che spontaneamente sono ricollegabili, come dei dejà vu, delle epifanie che sembrano venire da un tempo lontano.

Allora siamo testimoni di noi stessi, spettatori e protagonisti, ciò che viviamo lascia in bocca un sapore già sperimentato. Rimane il senso di una profonda nostalgia … verso chi e che cosa? È un ritrovarsi dentro se stessi, oltre il limite dell’essere che si espande fra tempo e spazio.

Ciò che segue è uno stato non paragonabile ai soliti meccanismi mentali, è lontano da qualsiasi schema visibile e catalogabile. Le parole si tingono di una dimensione quasi onirica, senza possibilità di analisi investigativa, ciò che realmente ci scuote è la presa di coscienza di uno stato fuori dall’ordinario che ci ricorda le possibilità infinite della nostra natura, di movimenti che interessano il nostro Ibis, corpo mobile e sensibilissimo dotato d’infinita memoria che emerge in immagini di stati vissuti.

Sospeso… come un velo che volteggia dall’alto
in sinuose onde che vibrano al suono del silenzio.
Atmosfera rarefatta, di crepuscolo.
Profumo di lavanda proviene dalla semichiusa finestra.
E mi espando nel ricordo di un attimo che s’insinua
come fuori da ogni mio tempo.
Il mio pensiero si fonde con la trasparenza di un
tessuto che cade rivestendo il suolo senza coprirlo.
Nel fondo del silenzio rimonta e riluce di adamantino
fulgore colorato dalle stelle che improvvisamente
cadono dal cielo divenuto manifesto nella sua
espressione.

 


CICLICA TRASFORMAZIONE

E’ la danza degli elementi che mutano forma e sostanza in un processo foriero d’incessanti cambiamenti. Immagini pregnanti che sussurrano al cuore simboli e passaggi. Involuto, s’insinua il linguaggio dell’Anima, che suggerisce e invita a una comprensione oltre la mente.

I concetti s’intrecciano in un movimento che ricorda il ciclo dei mutamenti degli elementi, ciclo di accrescimento e distruzione; dalla nascita (simbolo di fioritura, della generazione primaverile) al calore intrinseco, stato di Amore che accende il Fuoco e purifica, riscalda o brucia se eccessivo e divampante.

Nuovamente cenere diviene Terra, nel buio e freddo terreno della conservazione e dell’attesa, legata all’intimo prodotto della sofferenza e del dolore, succo che attrae il nutrimento del seme purificato che rinasce a se stesso.

Ciò che rimane, nell’atto estremo del passaggio al nuovo stato è immutabile nella sostanza, foriero di ulteriore fioritura o immobile nell’attesa del giusto tempo.

Nella rigenerazione della forma
Sei calore che accende
e alimenta il Fuoco
Forza ignea che riscalda e vivifica
purificante e inflessibile.
Nella cenere che sorge come intimo prodotto
riconduci la sostanza in Terra succosa
di essenze cristallizzate che si nascondono
nel fulcro del loro segreto involucro.
Il volatile trasformato in fisso.
E nel passaggio estremo dall’etere alla materia
l’atto creativo si compenetra nel pregnante nutrimento
del sacro fuoco che produce le pagliuzze d’oro.
Pulsano e riconducono a un nuovo equilibrio,
illusoria sembianza di un traguardo temporaneo.
Solo parziali assemblaggi di una sempre più vicina unità.
E nella nuova fusione l’oro ridiventa acqua che si
rifonde in Vita irrorando di linfa le braccia ramose
dell’Albero ricolmo di germogli fioriti.

 


SILENZIO INTERIORE

Vi è un luogo così intimo e personale che descriverlo è come profanarlo, una zona del nostro essere dove ogni pensiero si annulla, ogni emozione si tinge di eternità confondendosi nell’estremo groviglio degli stati inconsci, lì, diviene possibile lasciare andare ogni maschera, deporre ai piedi dell’Io ogni apparenza e dolcemente scivolare dal mondo delle illusioni, degli specchi mentali, alla dimensione dell’infinito carosello delle possibilità dell’Anima che spesso si palesa in semplici e diretti stati d’Amore.

Ciò che s’intravede è confuso da ombre apparenti, che proiettano segnali di ciò che è nascosto a semi ciechi occhi. E la vista pulsa in visioni istantanee e fuggenti fin quando ti arrendi al loro fuorviante richiamo.

L’attesa diviene arrendevolezza, consapevole accettazione del proprio limite e certezza dell’Oltre. Il Viaggio riprende sulle ali d’illusioni cadute e il coraggio indomito verso l’ignoto che in noi si appalesa.

Terra di silenzio
Terra di confine
fra il mio e il suo anelito che incombe e cresce
Ritorno all’ovile sperduto e solo
nel grembo della tua carne ormai consunta
Cielo del baluginante fuoco
sacro e potente
E la nudità assoluta di un essere antico
ritempra la vita che risale
E l’oblio offusca ogni stucchevole ricordo.
Nell’ombra è caduta la nebbia
si è diradata in un paesaggio assolato.
E ricomincia la danza
nell’energia primigenia di un giorno nuovo
E cammino
ormai solo, nel silenzio
frutto del proibito seme
ascia che colpisce ogni illusorio vagito
seguo le mie stesse ombre
lungo i pendii scoscesi della scalata eterna

 


ABBANDONO

Nel Silenzio inizia il mio viaggio.
E nell’ovattato spazio che mi circonda, la vista annebbiata riposa.
Ricordi e immagini,
pensieri che s’insinuano striscianti nel sottoscala della mente assopita,
fulminei e colorati incidono nelle pareti opache le loro fatiscenti parole.
Da tempo osservo la loro fugace apparenza e il segno tangibile e fisso mi invita a oltrepassare.
Il bagaglio è accanto ai miei piedi, poche e sostanziali riserve poste disordinatamente nelle cavità di una borsa consunta
Non esito, sono pronto.
Il ponte di luce mi indica la strada, esso si inerpica attraverso tortuosi sentieri irti di spinose ortiche.
Solo e con un cuore pulsante proseguo.
Il vento mi sospinge indietro, i lampi scaricano la loro potenza di cielo sul mio capo bagnato.
Eccomi completo e nudo al tuo cospetto, Signore dell’Oltre!
Un tempo ho veleggiato con la mia barca, credendo di trovarti tra i flutti della mia irreale esistenza.
Ora in un ultimo spasimo offro ciò che di me rimane, sciogli ogni nodo e mostrami il reale volto di ciò che sono.
Due lacrime sole… dagli occhi ormai vitrei racchiudono l’essenza di ciò che ero.
In esse scorre ciò che rimane di una vita racchiusa in un sogno.

C.M.

Dialogo sull’Ermetismo Partenopeo – E.C.

di E.C.

Personaggi:
Netjerikhet
Sibilla Cumana
Sibilla Delfica
Polifemo
Luna
Pozzo

In una calda notte d’estate la Luna si rispecchiava in un Pozzo, tutto era silenzio, tutto era fermo. Solleone aveva celebrato la sua Agape e la natura riposava.

Luna

Pozzo: Luna ogni anno passi su di me e ti rispecchi in me, ma non parli mai.

Luna: oh Pozzo, quest’anno ho visto cose nuove. Oh Pozzo, quest’anno ho un racconto per te.

Pozzo: narra allora, Luna!

Luna: in un campo vicino a Pompei c’erano due Sibille e Polifemo che passavano il loro tempo in lazzi e scherzi, poi comparve un uomo con un mantello sulle spalle, appoggiato al suo bastone e con un cane che gli mordeva la gamba. Netjerikhet egli era. Veniva dall’Egitto e parlò.

Netjerikhet: salve a tutti, vengo nella vostra bella Enotria da Ta Meri.

Sibilla Cumana: ciao Netjerikhet, perché sei venuto qui?

Netjerikhet: in Ta Meri gli Dèi si sono destati ed io qui sono alla ricerca dei discendenti di Mamo Rosar Amru, sacerdote di Iside che qui conobbe l’Amore.

Sibilla Cumana: ha amato ed è tornato, dopo la vendetta della Dea, cominciò la sua vendetta e conobbe il Suo amore.

Polifemo: linguaggio oscuro, linguaggio da Sibilla. Fatti non parole!

Sibilla Delfica: oh Polifemo l’unico occhio ti impedisce di vedere.

Polifemo: cosa devo vedere? Miti, leggende di tanti secoli fa.

Netjerikhet: non si tratta di leggende. L’antica sapienza Egizia è emigrata e giunta nella vostra bella terra, la terra del vino e dell’olivo, la terra del grano e qui è rimasta nascosta e ogni tanto emerge, ribolle al di fuori della lava del Vesuvio: Giordano, Raimondo, Alessandro, Giuliano, Mario.

Polifemo: e mo’ che c’entra sto’ Mario, ma chi è?

Sibilla Delfica: anche lui, come gli altri, è stato amante di Partenope. Anche lui come gli altri ha bevuto l’acqua del Sebeto.

Sibilla Cumana: Sebeto, fiume sacro e nascosto, il nostro Nilo.

Polifemo: vuoi dire che l’Egitto si è trasferito sulle rive del vostro bel golfo? Sulle rive del vostro bel mare, dove Partenope morì?

Sibilla Cumana: si! Dove Virgilio nascose l’Uovo!

Netjerikhet: si! Dove Mamo approdò!

Sibilla Cumana: tutto passa da qui, tutto qui si compie.

Polifemo: parole velate le vostre.

Sibilla Delfica: Polifemo, l’unico occhio ti fa cieco, l’unico occhio non ti fa vedere.

Polifemo: cosa dovrei vedere?

Netjerikhet: la cosa più semplice: lavoro di donna e gioco di bambini.

Polifemo: continuate con gli enigmi!

Sibilla Delfica: non sono enigmi Polifemo dall’unico occhio che vivi sul monte del fuoco. Tanti hanno celato il vero in enigmi e segreti per ingannare gli uomini con uno o due occhi. Per il loro potere sulle menti. Ma l’uomo che ha il terzo occhio vede e sorride sapendo che vita dopo vita tutti giungeranno alla propria meta.

Polifemo: ma tu Netjerikhet perché sei giunto nella terra del vino?

Netjerikhet: Giordano, Raimondo, Alessandro, Giuliano li ho conosciuti tutti. In epoche diverse hanno portato il messaggio dell’Egitto ai loro contemporanei, adattandolo e rendendolo accessibile alle loro menti. Ora c’è Mario, vorrei conoscerlo, parlare con lui per sentir da lui parole sul Nuovo Ermetismo. Vorrei sentire parole nuove, per l’uomo del III millennio. Vorrei sentire che gli Dèi dell’Egitto sono ancora qui, nella vostra bella Enotria.

Polifemo: ma tu chi sei? Che porti parole tanto antiche, che porti la rimembranza dei tempi antichi, dei tempi della Sfinge?

Netjerikhet: fui Re e fui Sacerdote. Horus abbracciava la mia testa con le Sue ali e l’Ureo era sulla mia fronte, calpestavo i Nove Archi e manifestavo Maat. Toro di mia madre. Ora sono qui!

Sibilla Cumana: ora sei qui Grande Faraone! Il Tuo Ka è potente! Il Tuo Ba vola sulle nostre teste! Il Tuo Akh ci abbaglia! L’Ureo sulla Tua fronte sputa fiamme suoi Tuoi nemici, sui nostri nemici! Tu ci difendi!

Sibilla Delfica: ora sei qui Grande Faraone! Figlio di Ra, Amon ti generò! Tu sei il timoniere di Mandjet, il timoniere di Seketet! Tu sei il timoniere delle Maaty!

Polifemo: tu Faraone potente conosci dunque l’Arcano degli Arcani?

Netjerikhet: Arcano? Arcani? Parole al vento per ingannar gli sciocchi. C’è un solo Arcano: l’Uomo e quel che porta dentro la sua dura cervice, che si prolunga fino alla Radice dove si distilla il Nettare della Dea per poi risalire per le Divine Nozze.

Grande sei Tu,
oh Dea dai mille nomi,
con seni prorompenti,
le caviglie cerchiate d’oro
e le unghie di rosso carminio.
Amorevole madre,
tremenda vendicatrice.
Figlia di Ra,
padrona del Tutto,
Anima del Mondo.

Polifemo (improvvisamente gettandosi a terra): ah! Non accecare il mio unico occhio con la sfolgorante potenza della Dea; misero essere io sono, verme della terra, obbrobrio degli uomini. Pietà, ché non son servo dell’Avversario!

Netjerikhet: sì, ti perdono, ché non sai di cosa parli, ché non odi la voce; ma riprendiamo il mio primitivo discorso: ho saputo che dall’Apula terra un messaggio è giunto nella terra della Sirena che ha riaperto le chiuse del Sebeto e il Sacro fiume di Partenope, pian piano, riprende il suo corso segreto. Tanti scogli e ostacoli ne impediscono il fluire, si noman eredi di grandi Uomini, si noman possessori dell’Arcana Sapienza, legan con catene chi in loro crede, diffondon oscurità e morte. Ma il Sacro fiume ridestatosi, quasi Nergal rinveniente, con le sue acque scaccia le tenebre dell’oscurità e della morte, i fantasmi passionali della mente; e Ra torna all’apice del Suo corso per inondare tutto di Luce.

Luna quella notte fermò il suo corso continuando a specchiarsi nel Pozzo, gli alberi fermarono le loro foglie, gli uccelli le loro ali. Un lupo da lontano rivolse i suoi occhi scintillanti verso il Pozzo.

Pozzo: che bel racconto Luna. Sotto di te si sono incontrati dei Numi e le favole antiche diventano realtà. Beata la terra che fu calpestata dai Numi!

Una dolce Ondina nel canneto piangeva le calde lacrime dell’amore.
Luna riprese il suo narrare.

Sibilla Cumana: ora a Partenope si parla di Largo e Piazzetta, di Accademie rinate, ma la luce non brilla, il Nume non parla.

Sibilla Delfica: altrove è il Nume, ben ha detto Netjerikhet. In Partenope ci sono; sono ancor bambini, ma già poppano ai seni della Dea e presto saran maturi. Una nuova alba illuminerà il cielo di Partenope.

Netjerikhet: a loro un Libro è stato donato, ne facciano uso per la salute di chi chiede. In Esso la Vita è racchiusa, la Forza della Guarigione per anime e corpi da Esso prorompe. Così i Novelli Ermetisti adempieranno la loro missione!

E.C.