La Porta Ermetica – parte 3

di Giuliano Kremmerz

Porta Ermetica

IX

L’emblema dell’antico magismo era la stella caudata, come l’emblema dell’uomo evoluto era la stella a cinque punte (il pentagramma dei cabalisti).

La stella è il simbolo di luce sul fondo cupo del cielo dove la divinità e i fati si celano.

La stella caudata non è l’astro in visione continua. è la cometa, vale a dire una apparizione ciclica della luce che, come nelle prime idee dei popoli, ha influenza sulle cose del mondo. La stella fissa e luminosa, senza coda, è la evoluzione compiuta di un uomo intelligente, integrato nei suoi poteri divini.

Immaginate le luci che sono sul fondo cupo della volta celeste da voi dipinta su di un foglio piano, aggiungetevi un disco molto grosso che rappresenti il sole, e un disco più piccolo la luna, ed avrete la concezione del magismo jeratico.

Cioè una forza maschia generante, luminosa e calda per sé, il sole, simbolo di tutta la forza attiva trasformante continuamente il creato; un utero che riceve la fecondazione solare, e impregnato e fecondato pone in gestazione il creabile, la luna; circondate questi due, astri maggiori, che rappresentano l’attivo e il passivo della creazione, di tante stelle e in ogni stella vedrete una vita evoluta.

Di qui tutto un simbolismo religioso, di cui il cristianesimo ha incorporato gli ultimi frammenti.

Come simbolo, la stella caudata comparisce a cicli, cioè a periodi di evoluzione. La scienza integrale e integralizzante fa la sua apparizione luminosa quando le ere determinano un rinnovamento. Questo è simbolo, non è astronomia, né astrologia.

La concezione jeratica delle forze universe è semplice, e tutte le mitologie ne traggono origine con semplicità. Un dio maschio che agisce su di un dio femmina. Gli eroi o semidei, uomini evoluti che hanno più o meno sangue divino nelle vene, compiono atti prodigiosi nel folto della foresta umana.

Queste cose semplicissime hanno dato origine a filosofie astruse. Chi di voi si diletta di cabala ebraica, vi troverà tutta l’algebra letterale di una speciale forma di ermetismo che si chiama sofica, cioè di sapienza astrusa, sibillina, dove si legge e si vede chiaro che quando la si sa leggere si è già un maestro dell’Arte.

I numeri, pitagoricamente, riducono l’esposizione simbolica di queste idee semplici a forma più intelligibile pei profani alle astruserie.

La legge del mondo è una, sempre eguale e costante.

Un principio attivo feconda un passivo che nutrisce e accresce la forma embrionale del primo, poi la distacca e la fa vivere di vita propria.

L’uomo, la donna, il figlio.

Il sole, la luna, la creazione.

1 (attivo), 2 (passivo) = 1 + 2 = 3, cioè attivo più passivo dà vita ad una forma che è la somma dei due.

In lingua volgare un numero è una quantità concreta, e la cifra è la sua rappresentazione grafica.

Nella esposizione di queste leggi, invece, il numero è la virtù della quantità rappresentata dalla cifra: non è che la indicazione della qualità della quantità.

1 è la virtù del primo principio e della prima sintesi.

Se si studia questa filosofia integrale fino a trarne le conseguenze ultime, avremo chiarito un principio di controversia continuo e noioso, esista o non esista un dio, e che cosa dobbiamo intendere fuori ogni religione con questa parola che le teologie hanno snaturata del suo significato vero: l’unità in sintesi.

1 è il principio dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande; due cose a cui la concezione umana non arriva. è il complesso di tutte le sintesi complessive in sé: è il valore numerico di tutto ciò che esiste. L’Universo è l’unità della sintesi del visibile ed invisibile creato.

1 è il concetto del dio unico. In sintesi Dio è vero, perché l’unità universale è vera. Concepire l’unità dell’esistente è concepire il Dio – concepire la immutabilità della legge universale è penetrare il mistero di Dio.

1 è l’uomo, la sintesi unitaria. 1 è l’umanità, la prima sintesi complessa.

L’unica legge che governa l’uomo, l’umanità e l’universo è l’Intelligenza, dio unico.

L’uomo cammina verso l’ultima sintesi umana. Tutte le scienze d’investigazione mirano alla conoscenza della legge unica, quindi del dio che è sintesi ultima. Alcune scienze analizzano la prima sintesi, l’uomo; altre la seconda sintesi, la legge della natura che obbedisce all’unica legge universale. La scienza che studia l’uomo, involontariamente cerca la monade nella prima sintesi. L’astronomia, il cui fondamento è la matematica, scienza assoluta delle quantità, è il primo tentacolo che l’uomo stende per comprendere la sintesi più grande.

L’unità uomo è una nella mente umana – l’unità dio è una nella mente universale. La scienza positiva, finché non troverà un metodo investigativo esatto matematicamente della mentalità umana, non potrà assurgere alla conoscenza della mente universale o unità mentale della grande sintesi. La cellula sta all’atomo, e questo sta alla monade iniziale di vita come alla sintesi universale o Dio. Cosi la mente umana sta alla intelligenza o mente universale, come il pensiero della prima monade sta alla mente dell’ uomo: tutto 1.

La povertà del linguaggio umano non si presta ad esprimere le idee che non sono comuni a tutti gli uomini ecco la necessità della formola, e la più completa e facile è il numero.

1 è la Mente. Che cosa è la mente? Il complesso della causa e dell’effetto pensante. Dunque mente è moto o movimento. Per comprendere che cosa ermeticamente sia il moto, non lo dovete concepire in uno spostamento da luogo a luogo. Ermete deve farvi concepire il moto mentale al di fuori di ogni luogo, di ogni superficie, di ogni punto, diversamente avrete meccanizzato una qualche cosa che è fuori la legge meccanica e che appartiene alla matematica pura.

La mente 1 è moto nello spazio. Lo spazio, in questa sottilissima filosofia di Ermete, è ambiente mentale, non ha dimensioni e comprende tutte le dimensioni, diversamente diventa sinonimo di luogo per dimensioni.

È difficile?

Lo spazio mentale, o ambiente della sintesi mente, è al di fuori di ogni valutazione aritmetica. Così le funzioni del pensiero non hanno limite e il moto libero può percepire e allargarsi nel moto della mentalità umana e nella sintesi divina o universale[1].

In che modo?

L’universo 1 comprende la prima e la seconda sintesi, due sintesi estreme, unità e somma di tutte le sintesi. L’uomo si trova all’estremo più povero e può, analizzando il suo mentale o moto della mente nel suo spazio senza dimensioni, combaciare con la mente-moto universale che deve avere lo stesso spazio, e ritrarne i pensieri e la conoscenza.

Infatti se il moto della vostra mente prescinde dal luogo e lo spazio in cui il moto si compie è senza dimensioni, la mente umana si trova nella stessa sfera di esplicazione della mente divina, divinità positiva o legge universale. Se la legge universale è 1, immutabile e costante nello stesso spazio, o il dio scende a voi o voi assurgerete a lui.

Qui un corollario. Se concepite lo spazio del moto mentale senza dimensioni, e il moto al di fuori del luogo, il tempo, nelle operazioni della mente non esiste[2].

La mente umana se (ermeticamente penetrate questa funzione) s’immedesima alla mente universale senza tempo, ne ritrae una virtù divina che si muta in poteri miracolosi, quantunque non siano miracoli che solo pei volgari che ignorano la legge universale[3].

 

X

Avendovi dato un saggio di ciò che il primo numero, o 1, rappresenta come sintesi grande, omologa alla sintesi più piccola, devo discorrervi del secondo numero.

Se 1 è sintesi, principio attivo, universo immenso (macrocosmo dei magi) e uomo (microcosmo), il 2 è il principio passivo della sintesi.

1 è sintesi che agisce sulla parte passiva di se stesso, il numero due, é il primo equilibrio compensativo della grande sintesi.

Di qui il dio ermafrodito delle primissime mitologie.

Osiride e Iside nell’abbracciamento di amore. Il maschio e l’utero delle forme nella creazione.

2 quindi rappresenta il binario, la passività.

Se l’Assoluto universale è unitario, ogni sua manifestazione sensibile è il riflesso di se stesso nella materializzazione del moto e dello spazio, moto e spazio di realtà meccanica, sotto l’impulso generatore della volontà prima.

L’uomo è 1. La donna è 2.

Dio è 1. La Materia o il Diavolo è 2. Il bene è 1. Il male è 2.

Così la luce e l’ombra, l’estate e l’inverno, il giorno e la notte, sapienza e follia, piacere e dolore, forza e debolezza, amore e odio, giustizia e ingiustizia.

Questo è vero nell’assoluto e nella relatività dei tempi.

Non puoi concepire la luce senza l’ombra, suo contrario, così il piacere senza il dolore, la forza senza la debolezza. Il valore delle cose attive emerge dal suo contrario.

Le due colonne del tempio sono l’eterno simbolo delle due forze, attiva e passiva, che reggono tutto ciò che è nella vita universale e nella particolare di ognuno di noi e delle nostre società. Chi sogna un attivo o un passivo senza il suo contrario, è un matto che nega la prima legge dell’universo.

Avete voi concepito, cioè pensato ermeticamente, la Mente-Moto-Spazio senza luogo, dimensione e tempo? Se sì, svegliatevi alla realtà delle cose e pensate alla Mente nei limiti delle dimensioni nella necessità dei confini, nella relatività del tempo. E ritornate alla materia, al caos, al primo utero e grande utero in cui la volontà universale della Grande Sintesi getta il suo seme. Eccovi nel campo volgare, nel concepibile dai volgari, dove tutto appare, cresce, diminuisce e scompare.

Il pensiero del Dio Legge Assoluta è concetto jeratico.

La Madonna, la Maria, l’Iside, l’Astarte, la Proserpina se Minerva sono la concezione della fede volgare relativa alla grazia temporale e alla materia.

1. Assoluto – Universo – Libertà creativa.

2. Relatività – Natura – Servitù.

Questa è la legge dei due fattori creativi. Nel primo termine v’è la libertà assoluta. Nel secondo la servitù relativa.

E questa legge è vera, immutabile, inesorabile di tutte le cose, siano pensate o attuate.

Voi siete liberi di compiere la prima azione, nel concepire il primo pensiero. Appena pensiero e azione vengono liberamente espulsi dal vostro essere, diventate schiavi della vostra concezione in atto. è il seme che cade nell’utero del mondo e genera la necessità della forma.

Così l’1 sta al 2 come la libertà di creazione – 1 – sta alla necessità di subirla – 2.

Se così non fosse, l’unità universale sarebbe sterile – così l’assoluto contiene in sé e per sé il germe del suo ostacolo, della limitazione della sua libertà, della causa del suo determinismo effettivo. Ecco perché, come il dio androgino, così alcune sette definirono il Dio metà bene e metà male, un Dio diavolo a metà.

Il Dio Androgino è un simbolo della legge; l’uomo nella prima fase fisiologica, ermafrodito, il contrasto fra il potere virtuale e la creazione in atto, la disarmonia nell’armonia dei due opposti.

Il numero 2 è la valorizzazione della virtù dell’1.

È utero della realizzazione possibile, ed è, come utero, la necessità di passaggio dal pensiero alla forma creata.

Infatti non è concepibile una unità attiva per sé.

Per essere attivo è necessario un campo in cui la virtù dell’atto si esercita. Questo campo è una passività di fronte ad un attivo; di conseguenza è un utero, perché nella natura visibile come nell’invisibile, per omologia, ogni azione produce una reazione, ma questa reazione non è un passivo per sé, ma la conseguenza di un attivo su di un passivo. Dalla chimica, dalla fisica alla vita sociale potete ricavarne esempi: la luce illumina: chi riceve l’azione di luce è l’ombra, cioè la negazione della luce; il risultato di questo contrasto è la visione, cioè l’apparire degli oggetti nella lotta tra attivo e passivo, tra luce e ombra.

In questo esempio, visione è 3, cioè il frutto dell’azione sull’elemento passivo, ed essendo 3 è 1, perché contiene i 3 termini della prima trinità o prima sintesi trinitaria: l’attivo, l’utero e il risultato.

Osiride agisce su Iside, nasce Horus.

3 è il ternario, è Mercurio, è il frutto, il generato del primo binario.

Un antico iniziato, in una canzone del periodo neoplatonico, alla voce che gli parlava la verità, domanda «Chi sei tu?». E quella risponde in un ammaestramento di aritmetica pitagorica, che si può tradurre così:

«Io sono in te e per te. Non sono te (cioè tua mente). Tu hai pregato, cioè sotto forma di preghiera hai impregnato l’amorosa invisibile. Frutto del vostro atto, sono la voce che ti parlo, sono mercurio di vostro intelletto».

Intatti il primo problema che si presenta all’iniziando a questa scienza integrale è di domandare alla sua luce ermetica, di cui nessun uomo conosce la fonte: "Chi sei tu che ti manifesti, portandomi la verità?".

Chi dice: "Sono io, il mio ingegno[4]".

Chi dice: "è un angelo[5]".

Chi dice: "è un demone o un dio".

Se non capisce la legge espressa con tanta semplicità dalla cabala non la capirà mai – come i mistici ispirati delle forme religiose di ogni genere. Ebbene, quella voce di sua natura essenzialmente ermetica, dovrebbe rispondere: «Io non sono te, ma non sono cosa estranea a te. Sono in te e per ragion tua, e non sono te».

Ecco il maestro ignoto, sapiente, che si avvicina.

 

XI

L’erudizione elementare delle scienze occulte, spiritismo compreso, fa credere che l’uomo sia formato di tre parti distinte: corpo, perispirito e anima o spirito. Ma questa credenza volgare non è pitagorica, perché, analizzata nel suo enunciato dei primi tre termini della legge, non risponde come logologia alla realtà.

Perché?

Perché l’universo deve, come l’uomo, concepirsi come sintesi e come unità. L’infinitamente grande sintesi è come la piccola sintesi umana. Ogni unità che si immagina divisa in parti cessa di essere tale, se non si trova una parola che queste parti chiami non divisioni ma componenti organici o essenziali, parola non ancora trovata.

Se vi presentano un bicchiere di acqua e vi dicono che è ossigeno e idrogeno, non è più acqua. Combinati, sono l’acqua; ma l’acqua divisa nei suoi elementi componenti non è più il liquido che dovete bere.

Pregovi di riflettere che questa non è una questione di pedanteria linguistica, ma una determinazione della sintesi nei valori assoluti dei termini.

La filosofia assoluta non può ammettere la concezione di parti nella unità.

Se dico che l’universo si divide in Mente creativa attiva, Realtà sensibile, e Legge di continuo ricorso (per servirmi di una espressione del Vico), non avrò esposto nell’enunciato il concetto unitario della grande sintesi. Poiché nell’Universo la prima (Mente) non si manifesta che per la seconda (Realtà) e per la terza (Legge). Quindi le tre parti componenti la sintesi Unità sono talmente l’una alle altre compenetrate, che qualunque divisione fino alla monade contiene i tre fattori senza separarli mai.

Chi vuol comprendere l’enunciato della Trinità nella religione cristiana cattolica, deve aver compreso i primi tre numeri della cabbala. Qualunque volgarizzamento, anche quello delle dottrinelle simboliche dei parroci, è una eresia della cabbala che ha presieduto alla sua enunciazione. Le diatribe bizantine che tendevano al volgarizzamento delle verità cabalistiche, nella religione più comprensivamente classica[6], le costrinsero a diventar dommi, cioè enunciati di fede in cose apparentemente assurde[7].

Enunciare che una vergine ha concepito senza il concorso di uomo è inintelligibile per un moderno che non si riferisca allo assoluto nella esplicazione della legge. La trinità è la manifestazione dommatica di questa legge della manifestazione divina nell’uomo. Il primo attivo (Padre), l’uomo materia (Figlio). Spirito Santo è l’azione manifesta della intelligenza o mente universale nell’uomo figlio di Dio. Quindi dove l’uomo volgare s’inchina ad un domma o lo disprezza, la cabbala o aritmetica pitagorica trova la legge, la filosofia assoluta e ideale, che non appartiene al cattolicesimo solo, ma a tutte le religioni filosofiche.

Ma ritorniamo all’uomo.

Gli spiritualisti lo dicono di tre parti, impropriamente.

La chiesa di due; corpo e anima: una parte mortale, una immortale.

Noi diciamo, che, come l’universo infinito e l’infinitesima monade, l’uomo deve obbedire alla stessa legge trinitaria, di un attivo, di un passivo, di un prodotto o risultante. è la stessa legge che regge ogni combinazione della chimica.

Ma obbedire a questa legge non significa che l’uomo è diviso in parti e tanto meno che ogni elemento esista per sé. Ricordatevelo bene per non cadere nella volgarizzazione anti-scientifica della concezione pura.

L’uomo è una sintesi risultante di un attivo, di un passivo e di un prodotto – tal quale come nell’universo infinito – compenetrati, e stabiliscono la legge dell’essere, cioè di ciò che è, ente o eone.

Noi compiamo la vita in un modo unico, cioè nel mentale.

La mente (Mens), cioè l’intelligenza nel suo meccanismo umano che non può prescindere dal sensibile.

Se noi pensiamo è perché sentiamo, tocchiamo, vediamo, gustiamo, odoriamo o abbiamo le idee relative.

Il dire che la Mente prescinde dalle sensazioni è contro la prova di fatto, non solo perché non esiste pensiero che direttamente o indirettamente si riferisca a ricordi sensitivi, ma è anche sperimentalmente dimostrato che nei fantasmi di viventi[8] la sensibilità è trasferita dal corpo grave al corpo tenue.

Ma tra la Mente e la sensazione v’è un principio discernitore che è l’intelletto assoluto – e i tre elementi sintetici sono così compenetrati tra loro che la sutura divisionale è introvabile come nella sintesi acqua.

Questa sintesi universale è la stessa dovunque, in qualunque particella dell’uomo e del creato. Quindi l’enunciato spiritualista non deve essere inteso come una divisione, ma una combinazione degli elementi, compenetrazione che neanche deve intendersi come in chimica.

E, come vi ho detto innanzi, non credere, o uomo, che tu sia anima e corpo, e considerati uno come l’universo; ora che l’universo abbiamo definito nella triade essenziale della sua esplicazione, devo dirvi: come l’universo, considerati sempre uno nella legge trinitaria.

Un attivo mentale (mente, spirito), una forma materiale (corpo), una attività risultante dai fattori, intermedio delle due nature, materiale e mentale (perispirito).

L’anima cristiana e un corpo che diventa cenere, così come volgarmente è creduto, non rispondono alla legge. L’uomo non può sfuggire alla legge trinitaria.

E, come conseguenza, la morte non divide il corpo fisico da un corpo invisibile intelligente – e quindi non esistono spiriti di morti – per cui non è possibile l’evocazione reale dei morti né la loro evocazione mentale nel senso che comunemente si crede.

 

[continua

Giuliano Kremmerz

 


NOTE

 

[1] – Se concepite bene questo spazio, ambiente senza dimensioni valutabili, avrete la chiave mentale del fenomeni e vi spiegherete il perché della telepatia, della chiaroveggenza ecc., poiché lo spazio mentale senza dimensioni non conosce distanze e vedrete come s’ingannano coloro che non credono come fenomeno attivo il moto in questo spazio.

[2] – Lo provate nei sogni. Il tempo e il luogo nei sogni sono un mito, tutta una lunga funzione mentale si svolge in un baleno. Nelle visioni per ipnosi procurate o per magnetismo, il succedersi delle immagini è sempre fuori luogo e tempo e si prolunga solamente per la relatività delle funzioni umane.

[3] – L’eternità del paradiso e il nirvana sono formole simbolizzanti il libero moto mentale che combacia con la mente universa da cui procede lo stato di beatitudine che è la visione citi Dio.

[4] – Cioè in-genius ovvero ‘genius in me’.

[5]Angelus, messaggero.

[6] – Classico da clao, chiudo.

[7]Credo quia absurdum.

[8] – Espressione impropria perché non esistono fantasmi di morti. Quelli che si presentano nelle sedute medianiche sono fantasmi dl vivi con truccature di morti. Sono evocazioni di forme.