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Ai Fratelli d’Ermete

A coloro che hanno iniziato le loro pratiche porgo il saluto dell’Ordine Ermetico. Questi primi anni di lavoro sono trascorsi nel più assoluto silenzio. Chi ha trovato la forza di essere costante, avrà notato i primi timidi segnali di cambiamento che preludono a una trasformazione più profonda che col tempo non mancherà di intervenire.

La prima prova che i più volenterosi hanno dovuto sopportare è di confrontarsi con la Corrente Astrale e con i flussi inconsci di volontà che si oppongono al proseguimento delle loro pratiche iniziatiche. Mille piccoli adattamenti devono intervenire nella mente dell’iniziato, per far sì che i semplici riti dell’Ermetismo divengano parte integrante della sua vita.

Il silenzio del Maestro pone il discepolo dinanzi alla genuinità del suo desiderio. Il mio comportamento è stato il contrario di quanto generalmente atteso: non sono stato invadente, imponendo il mio punto di vista; non ho fornito interpretazioni di fenomenologie o di sogni; non ho dato consigli, non ho motivato nè demotivato nessuno; non ho risposto quasi mai alle lettere che mi sono giunte numerose, ecc .

La ragione di questo mio strano modo di fare è da ricercarsi nel fatto che non vi era altro mezzo per individuare, nel novero di coloro che si sentono attratti dall’Ermetismo, le persone realmente predisposte alla ricerca interiore. In ogni Tradizione Esoterica è sempre il Maestro a decidere chi può entrare a far parte di un Ordine operativo, ossia dedicato alla trasformazione effettiva dell’universo psichico dell’iniziato. Il più delle volte si inizia con colloqui e con letture consigliate. Ad ogni nuovo incontro il Maestro studia attentamente le reazioni del neofita e lo prova, decidendo alla fine se farlo attendere ancora o aprirgli le porte fidandosi di lui.

Nel nostro caso tale tipo di approccio non era però possibile. Il mezzo telematico rappresenta indubbiamente un grande vantaggio dal punto di vista dell’immediatezza dei contatti umani, ma pone il problema insormontabile dell’impossibilità di un giudizio obiettivo da parte di chi ha il compito di valutare i nuovi giunti.

Allora ho fatto in modo che la cernita dei discepoli del Nuovo Ermetismo venisse compiuta dagli stessi interessati. Ho preso i volenterosi che si sono offerti spontaneamente di iniziare un lavoro su se stessi e li ho stesi al sole dell’influenza ermetica facendoli maturare come susine, conscio che la maggior parte di loro se ne sarebbe andata, delusa di un percorso ritenuto troppo difficile e forse monotono. E così è stato. Alcuni però sono rimasti, continuando imperterriti nelle loro pratiche e inviando puntualmente alla Fratellanza il diario delle loro realizzazioni. Ed è per loro che scrivo queste brevi righe.

E’ giunto il tempo di cambiare sistema. Auspico che tutti gli iscritti alla Fratellanza Ermetica si conoscano, scambiandosi pareri ed esperienze. Preannuncio che riceveranno personalmente istruzioni su come realizzare tale essenziale contatto. In secondo luogo ritengo opportuno che ciascuno dei Fratelli di Ermete si prepari ad incontrare di persona coloro che li guideranno nella loro formazione spirituale. Altro non è il caso di aggiungere.

Mi sono sforzato di far comprendere che l’Ermetismo non è soltanto una strada magica, che conduce alla trasformazione psichica e spirituale dell’iniziato. Occorre che pazientemente ci si abitui a considerare l’Ermetismo come un metodo di lavoro che deve permeare ogni aspetto dell’esistenza.

E’ necessario esperire la vita, imparando a godere dei suoi piccoli e grandi piaceri e senza mai dimenticare quello che si è. Bisogna comportarsi da veri ermetisti nella famiglia e nella società. Solo così l’anima diventerà la protagonista della nostra esistenza e lo scopo dell’Ermetismo sarà in parte realizzato: l’Ermete, l’anima intelligente dell’iniziato, si risveglierà in una mente ferma, acuta e intelligente.

Noi non siamo orientali. Il destino ha voluto che ci incarnassimo nel caotico Occidente, dove più che un atteggiamento meditativo e di isolamento dal mondo serve movimento, azione, integrazione nella società, che occorre contribuire a trasformare dal peggio al meglio con la forza del nostro esempio e delle nostre idee. Un ermetista ha una importante missione da svolgere: affrontare la vita e imparare a sublimare ogni suo stato interiore nella perfetta identificazione di se stesso con la propria interiorità. E’ sulla terra che dobbiamo vivere ed è sulla terra che ritorneremo, trovando le cose come le avevamo lasciate nell’ultima nostra incarnazione. Saremo gli eredi di noi stessi.

Il Paradiso dovremo crearlo nel nostro cuore, perchè ci segua come mirabile realizzazione di noi stessi. Ogni Ermetista che realizzerà in sè il Regno dei Cieli diventerà così un Centro di Amore, che emanerà il suo raggio purificatore su tutti gli esseri. E dalla benefica e amorevole irradiazione di tutta l’umanità, resa migliore grazie al nostro apporto, il Pianeta trarrà un immenso giovamento. Questo avverrà fra molti secoli. Per il momento possiamo almeno contribuire alla nostra e altrui felicità.

Desidero che ogni Fratello di Ermete divenga un faro di virtù e un esempio per gli altri. Non importa se dovrà rinunciare a prevalere nelle diverse circostanze della vita. Al centro dei suoi interessi dovrà porre l’anima, l’Essere storico che deve purificarsi e pagare i suoi debiti grazie al suo essenziale contributo. E che poi dovrà lentamente trasformarsi, imparando a divenire parte della sua coscienza di uomo moderno.

Desidero che ogni padre sia un ottimo padre ed ogni sposo un ottimo sposo. I valori della nostra Tradizione dovranno essere calati puntualmente nella vita. Non si può realizzare la propria felicità a spese di quella altrui. Pertanto chi sia legato da un vincolo matrimoniale deve porre la fedeltà al compagno al primo posto nella gerarchia dei propri valori. Non perchè crediamo a oltranza nella funzione sociale del matrimonio, ma perchè siamo convinti che nulla di ciò che ci accade sia un caso; e che nei confronti dei nostri cari, vicini a noi per volere della Providenza, abbiamo il dovere di comportarci al meglio, se necessario soffrendo pur di serbare integra la nostra dignità di iniziati, rispettosi di ogni anima e comprensivi verso ogni umana debolezza.

Allo stesso modo auspico che ogni ermetista dedichi tutto il suo impegno all’educazione dei figli, che dovrà essere improntata al rispetto dell’integrità interiore di coloro che gli sono stati affidati per la durata di una vita. Ogni sentimento di possesso dovrà quindi essere sacrificato all’interesse della loro interiorità, che verrà condotta mano per mano alla sua completa ed integrale manifestazione. Nel campo sociale l’ermetista deve condurre un’esistenza austera e dignitosa. Egli non dovrà vivere nell’isolamento, nè privarsi di ciò che gli sta a cuore, ma dovrà essere moderato nelle sue scelte e sempre consapevole del suo ruolo.

Partecipare alla vita senza perdere di vista se stessi: è il modo migliore per rendersi immuni dall’influenza dei propri simili, spesso poco inclini alla comprensione perchè inconsciamente respinti da un campo energetico percepito come non affine al proprio. Non mi dilungherò ulteriormente su tali aspetti dell’educazione ermetica, avendoli adeguatamente trattati nella parte riservata agli iscritti alla Fratellanza.

Il concetto da rimarcare è che la dottrina ermetica, senza una giusta pratica di vita, diventa una mera esercitazione intellettuale. L’Ermetismo costituisce una concezione integrale e totalizzante dell’esistenza umana. Si inizia la strada dalle piccole cose quotidiane e si conclude nell’Unione mistica con la Divinità. Occorre tempo e pazienza, ma iniziare con le idee chiare rappresenta già di per sè un progresso.

Alcuni iscritti alla Fratellanza, aderenti a varie Organizzazioni esoteriche, mi hanno chiesto come comportarsi nei confronti dei loro vecchi compagni, avendo letto che è sconsigliata al discepolo ermetista qualunque commistione con altre Tradizioni. Chi si pone tale problema, troverà delle utili risposte negli articoli pubblicati su questo numero della Rivista.

Posso solo aggiungere che rispetto la lealtà verso i propri compagni e non chiedo a nessuno di tradire l’amicizia, abiurando da un sentimento che, se sincero, onora l’uomo che lo nutre. Ma una cosa è l’amicizia e un'altra sono le pratiche esoteriche le quali, pur se in apparenza innocue, posseggono sempre una valenza in senso magico, rispecchiando in misura più o meno perfetta il mondo interiore dell’iniziato che le ha coniate. Più tale personaggio è stato in rapporto con Eggregori dell’Invisibile, più potenti saranno le influenze sulla psiche del discepolo. E non necessariamente tali influenze si verificheranno nel senso di una sua emancipazione sul piano spirituale.

Per cui torno a ripetere: chi aderisce alla Fratellanza Ermetica deve cessare ogni ritualità esoterica diversa dalle pratiche ermetiche. Il framassone che trova interessante frequentare la sua antica loggia, per ascoltare una dotta conferenza sulla metafisica dell’anima o per discutere simpaticamente coi suoi fratelli spirituali, può continuare a farlo. Non è realmente pericoloso. Se si tratta però di recitare preghiere o praticare riti magici, specie se il loro significato non viene spiegato e pienamente compreso, è consigliabile lasciar perdere. Questo vale ovviamente per qualunque Tradizione e per qualsiasi rito esoterico.

D’altronde il ragionamento è logico. Quando un medico prescrive una cura farmacologia, il suo primo consiglio è di sospendere ogni altra terapia che si sia rivelata inefficace. Analogamente chi decide liberamente di entrare nella Fratellanza Ermetica dovrebbe evitare di congestionarsi l’anima con altri medicamenti che non siano quelli suggeriti dall’antico alchimista. Credo che su questo punto si possa essere tutti d’accordo.

Molte domande che mi son giunte riguardano le fenomenologie che occorrono i primi tempi dell’apprendistato ermetico. In genere non concedo molta corda a chi, entusiasta, descrive enfaticamente le sue percezioni luminose e i suoi strani cambiamenti. A volte si tratta infatti di fenomeni immaginari, nei quali gioca un ruolo la suggestione e la fantasia. Non per questo essi non sono significativi, indicando comunque un movimento in avanti dell’interiorità, sia pure influenzata dall’entusiasmo e dal temperamento individuale.

In un numero minore di casi si tratta invece di fenomeni genuini: spinte emozionali di particolare intensità, pensieri che sembrano comparire all’improvviso, intensi stati d’amore nei confronti di parenti o amici, visioni fugaci che si manifestano durante la meditazione, ecc. Le manifestazioni psico-somatiche possono essere varie. In genere consiglio di non soffermarsi troppo sulle fenomenologie in quanto tali. Ciò che importa è capire che si tratta delle mutevoli espressioni di un’intensa sensibilizzazione interiore, che è poi il frutto iniziale delle pratiche ermetiche.

Ciò che accade a chi entra nella Corrente Vitale dell’Ermetismo è abbastanza intuitivo. L’inconscio viene investito da un’energia spirituale di qualità notevolmente superiore alla solita. Il che comporta aperture di diverso tipo, a seconda della costituzione occulta dell’individuo e dei suoi trascorsi storici.

Ho parlato di Corrente. E’ la parola giusta. Il marinaio che naviga sul suo piccolo battello ha un’idea solo approssimativa della corrente che lo trasporta verso una direzione determinata. Eppure egli sa per esperienza che, se il flusso delle onde è abbastanza energico, giungerà presto a destinazione. Allo stesso modo chi pratica l’Ermetismo impara presto a sentirsi immerso in una Corrente di Vita che lo sospinge verso una meta ancora sconosciuta, ma che percepisce come vera e finalmente accessibile.

Il senso di appartenenza: è un dono dell’Ermetismo ai suoi figli migliori. Sentirsi parte di una costruzione immensa, di un potere infinito. Uno degli infiniti mattoni che costituiscono la Piramide della Tradizione. Una Tradizione che vive nell’anima di tutti gli ermetisti della storia e che vibra nei pensieri di coloro che recano impresso nell’anima il sigillo di Ermete.

Voi tutti, discepoli dell’Ermetismo, dovete essere consci che nei vostri cuori è stato impresso tale sigillo, Sigillum Hermetis: dal vostro primo pensiero, dalla vostra prima preghiera recitata con fede, dai primi e incerti passi che avete compiuto insieme a me. Saremo fratelli nell’ideale ermetico, compagni e amici nella vita.

Voglio che voi tutti sentiate l’orgoglio dell’appartenenza e la gioia di non sentirvi soli. Ogni volta che mi penserete, la mia anima sarà con voi. E se sarete puri e sinceri, mille mani si tenderanno dall’Invisibile per aiutarvi a sopportare il dolore del cambiamento.

La vita è difficile. Ai giovani invio un pensiero affettuoso e commosso: molti sono i sacrifici che li attendono e che metteranno a dura prova la loro costanza e la loro volontà. Se però riusciranno a portare alta nei loro cuori la fede in Dio e crederanno in se stessi, non si perderanno.

Qualche volta ai miei amici più cari ripeto che la sofferenza, per noi ermetisti, possiede sempre un profondo significato. Alla fine, quando la tempesta si allontana, ci ritroviamo più saggi e forti, consci di aver compiuto un altro piccolo passo verso l’anima nostra.

Siate dunque ottimisti. Questa non è la vera Vita. Un giorno, quando come me vedrete gli anni della giovinezza allontanarsi sempre più, non vi dispererete pensando alle tante occasioni perdute. Osserverete il vostro passato con orgoglio. La vita sarà la vostra epopea, il vostro viaggio eroico all’interno di voi stessi. Come Ercole, giungerete finalmente nella terra degli Esperidi e sulla cima dell’Albero della Vita troverete anche voi il vostro Vello d’Oro.

Non vi prometto la felicità. Questa dovrete conquistarla voi giorno per giorno, cercando di sentire la vostra anima e di farla germinare in voi. Vivrete gli anni che vi restano con la serenità di ogni persona saggia e guarderete ai vostri fratelli più sfortunati con simpatia e pietà filiale. Vi riconcilierete col mondo. E un giorno anche voi, giunti finalmente all’anima vostra, sussurrerete commossi la frase del vecchio Kremmerz: Io sono Amore!

AMONOSIS

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